[31-12-2011] Fine anno: discorsi, fiducia e coraggio

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Tempo di discorsi di fine anno. Ha parlato il presidente del consiglio, Mario Monti. Poi l’ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Poi, nel Te Deum di fine anno, il presidente della CEI, Angelo Bagnasco. Infine, poco fa, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Monti ha insistito sulla situazione emergenziale e sul duro lavoro che sta facendo il suo governo. Un governo reso necessario dal nemico alle porte, dalla crisi e dalla speculazione.

Berlusconi ha chiarito che continuerà a fare politica. Poi ha precisato che le sue dimissioni non sono merito della cancelliera tedesca Merkel.

Il cardinale Bagnasco ha lanciato un duro attacco alla finanza internazionale, che non deve ‘guidare i giochi’, anteponendo logiche di guadagno facile e immediato in danno dei più deboli. E ha poi ricordato l’importanza della politica, al di là di ogni ventata di antipolitica.

Napolitano, nel consueto discorso di fine anno, ha da par suo ricordato l’importanza dell’integrazione europea, contrapposta alle ‘arroganze nazionali’. L’Europa è ‘bersaglio’, ha detto il presidente, e la risposta deve essere comune. Sotto altro profilo ha ricordato come il governo Monti sia nato con una larga fiducia parlamentare, lungi da ogni sospensione della democrazia. E poi ha chiesto a ciascuno di noi di osservare con attenzione – e poi giudicare – quanto faranno i partiti, perché solo con un profondo rinnovamento della politica il Paese potrà ripartire.

Persone diverse, ruoli e stili diversi. Ma, forse, una lezione comune: la “crisi”, ormai presente nell’immaginario collettivo come fosse una carestia o un terremoto, ha come causa principale il fallimento della politica, di quella buona e sana, incarnata da partiti capaci di progettare un futuro migliore, il progresso per tutti, a cominciare dai più deboli. Il dilagare sinistro di fantomatici circoli finanziari internazionali e speculatori non ha trovato nei partiti un ostacolo, un guardiano armato, ma solo pupazzi di un teatrino chiassoso ma muto, innocuo e inconcludente.

John e Bob Kennedy, parafrasando Dante, amavano ripetere che all’inferno ci sono posti riservati per chi non ha il coraggio di schierarsi in tempi di crisi morale. Gli ignavi, neutrali per viltà, sono in effetti condannati a correre senza sosta pungolati da vespe e mosconi, inseguendo una bandiera senza insegna.

Questo dovrebbe essere il nostro buon proposito per l’anno che si apre: prendere posizioni, vigilare e ricominciare a distinguere il bene dal male. Ritrovare lo spirito compassionevole e l’amore per il prossimo. Così – con l’unione di chi scrive e di chi legge – cercherà di fare il Ricostituente.