[11-11-2011] Lo sciacallaggio dei neopopulisti

di Lorenzo Cuocolo docente di diritto costituzionale, Universitá Bocconi
Anche in un momento drammatico di crisi del Paese ci sono forze politiche non trascurabili che antepongono la propria convenienza di bottega allo sforzo per il bene comune. Sono i nuovi populisti, la Lega Nord e l’Italia dei Valori.
La richiesta è chiara e forte: andare subito alle urne. Richiesta inaccettabile, ultima spiaggia che nessuno si dovrebbe augurare. I partiti di Umberto Bossi ed Antonio Di Pietro, dunque, staranno fuori dal nuovo esecutivo che, con ogni probabilità, sarà guidato da una figura di altissimo prestigio internazionale: il professor Mario Monti.
Scelta comoda: i gerarchi della Lega e dell’Idv non avranno così il problema di giustificare agli elettori l’adozione di provvedimenti impopolari. Anzi – pensano loro – potranno presentarsi alle elezioni forti del fatto che solo loro, diversamente da tutti gli altri, si sono opposti a provvedimenti che richiederanno sacrifici concreti a tutti noi.
Così, pensano i due partiti neopopulisti, sarà facile raggranellare qualche migliaio di voti in più: come al solito gli italiani sceglieranno di dare il voto a chi non ha messo le mani nelle loro tasche. Questa impostazione, oltre ad essere censurabile sotto il profilo dell’etica politica, rischia di trasformarsi in un clamoroso errore di valutazione. Quella che si sta consumando in questi giorni, infatti, non è una delle tante crisi politiche alle quali siamo abituati. Non si tratta di una lite da cortile tra partiti e partitini di una maggioranza implosa e di un’opposizione inconcludente. Il Paese è sotto attacco dall’esterno: non è una guerra di fanteria o di carri, ma è una guerra di speculazione e di bombe finanziarie. Oggi, diversamente dal solito, si tratta di stare con o contro l’Italia. Si tratta di stare in trincea a difendere il Paese, anche a costo di subire perdite nei propri ranghi, oppure di darsi alla fuga. E ciò è probabilmente chiaro alla maggioranza dei cittadini, che premierà chi combatte e non chi scappa. Inoltre si può essere certi che l’eventuale governo Monti chiederà sacrifici a cominciare da chi ha sempre avuto troppi privilegi. Per qualche tempo, forse, saremo più poveri, ma avremo un Paese più giusto, rifondato su principi che consentiranno – auspicabilmente – un nuovo sviluppo, una nuova fase di crescita, un lascito migliore alle nuove generazioni. Se questo accadrà, gli elettori sapranno premiare chi lo ha consentito e realizzato. Chi, con rispetto per le istituzioni, ha accettato la responsabilità di assumere provvedimenti anche impopolari, ma necessari per restituirci un Paese migliore.
Al di là dei tatticismi elettorali e dei tornaconti di bottega, dunque, è importante che in questo momento tutte le forze parlamentari lavorino – finalmente – per il Paese e per il suo progresso. La seconda Repubblica, ammesso che sia mai nata, è ormai sepolta, insieme alle logiche che la governavano. I partiti che si pensano più furbi degli altri dovrebbero considerare il rischio di rimanere travolti dal crollo.

(pubblicato sul Secolo XIX del 11-11-2011)