[02-11-2011] Scenderemo nel gorgo muti (e con Berlusconi)?

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

L’Italia non merita lo spettacolo indecente, che in queste ore sta prendendo forme drammatiche quanto grottesche.

Umberto Bossi fa una pernacchia al nome di Mario Monti e dichiara spavaldo che la Lega è pronta alla rivoluzione qualora si tratti di metter mano alla previdenza. Qualcuno dovrebbe spiegargli che fra non molto tempo, andando avanti così, le pensioni non ci saranno più per nessuno. Se il Paese va in default è tutto da vedere che si possano pagare oneri previdenziali, non solo per il futuro, ma anche per chi ha già acquisito il diritto ad invecchiare sereno. Gli elettori della Lega ne saranno consapevoli?

Dal suo canto, il Presidente del Consiglio si chiude a riccio e continua a fare proclami ai quali non seguono azioni concrete. Fra un’ora si riunirà il Consiglio dei ministri, che dovrebbe approvare un decreto-legge da lacrime e sangue. Staremo a vedere. Intanto vedremo cosa farà Berlusconi sulla patrimoniale, croce e delizia di chi sta al governo dovendo difendere il proprio smisurato patrimonio personale. E poi dicono che non c’è conflitto di interessi.

Manco a dirlo, nessun coinvolgimento del Parlamento: se Berlusconi fa i decreti-legge in notturna, chi informa il Paese, chi coinvolge le opposizioni. Anche questo è molto grave, vorremmo vedere Camere piene e tutto il Governo a riferire in aula.

Anche oggi è stata battaglia: le borse in altalena, dopo il tracollo di lunedì. Lo spread che non scende. La maggioranza ha perso un parlamentare e altri pezzi da novanta sembrano molto dubbiosi sulle reali chances del governo Berlusconi.

Ma uscire dal cul de sac non è affatto semplice: perché mai Berlusconi dovrebbe dimettersi? Per il bene del Paese, verrebbe da dire. Già, ma non sembra questa la stella polare del Presidente del Consiglio. Forse ha ragione Bossi: Berlusconi non molla. Il suo pervicace e disperato attaccamento al potere, frutto di interessi aziendali e forse anche della paura di una vita vuota e sola che l’aspetta, potrebbe però essere travolto dagli eventi, dalla forza delle borse e della riprovazione europea. In questo possiamo essere sicuri che il Presidente Napolitano cercherà di salvare il salvabile, anche assumendo (come fa da mesi) un ruolo di protagonista che certo non vorrebbe.

Cosa succede se Berlusconi è costretto a mollare? Un governo di larghe intese, sì. Di salvezza nazionale, speriamo. Tecnico, anche se è proprio Napolitano che nei mesi scorsi ha precisato che tutti i governi sono politici. Si fa il nome di Mario Monti, che subito rassicura, e che certo sarebbe un ottimo passaporto per l’Europa e per i mercati. Ma qualunque governo dovrà trovare i voti in Parlamento. Quando l’ipotetico governo tecnico si presenterà davanti ai Bossi, ai Vendola, ai Di Pietro e agli stessi Berlusconi, per chiedere una drastica riforma delle pensioni, per introdurre una patrimoniale, per reintrodurre la tassa di successione, per dimagrire a forza la pubblica amministrazione, per semplificare i licenziamenti, troverà i voti necessari, a destra e a sinistra? Vengono i brividi. Soprattutto a pensare che comunque, al più tardi, ci saranno le elezioni nel 2013. Troppo ravvicinate per prendere decisioni impopolari, troppo lontane per traccheggiare fino ad allora. Anche il voto nella primavera 2012 non entusiasma: l’attuale scenario politico si ripresenterebbe ad elettori sempre più disillusi. Un’ipotetica vittoria del centro-sinistra darebbe verosimilmente il via ad un penoso teatrino tra i centristi, i riformisti e i radicali ad ogni provvedimento da adottare. Lo spazio per nuove forze politiche moderate e riformiste, pur fortemente auspicabile, è tutto da valutare, nei tempi, nei modi e nella capacità di condizionare gli equilibri di governo.

Quale che sia lo scenario a venire, saranno tempi duri. L’attuale classe politica è davvero modesta. C’è da sperare che ognuno dia finalmente del suo meglio, per quanto poco sia. In attesa di ricostruire con energia e convinzione, con un nuovo progetto politico, per dare all’Italia il benessere e il progresso che merita, dopo aver spazzato le macerie di una seconda Repubblica fallimentare.