[01-11-2011] Sindaco e Parlamentare. Mai più!

di Valerio Lubello, dottorando in istituzioni e politiche comparate, Università di Teramo

Tra le norme introdotte con il decreto anticrisi del 13 agosto 2011 va letta con favore quella che limita, dalle prossime elezioni, la possibilità di ricoprire più incarichi contemporaneamente.

Infatti, specifica l’art. 13 del decreto richiamato,  le cariche di deputato e di senatore, nonché quelle di Presidente del Consiglio dei Ministri, di Ministro,  Vice Ministro, sottosegretario di Stato e commissario straordinario di Governo, sono incompatibili con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica e relativa ad organi di governo di enti pubblici territoriali (Province e Comuni) con popolazione superiore ai 5000 abitanti.

Ma quale è lo scenario in materia di cumulo di cariche in attesa delle prossime elezioni? La risposta è piuttosto scontata in questa fase della Repubblica. Il vuoto normativo lasciato dal legislatore ha permesso che i  parlamentari in carica anche come Sindaci siano attualmente una decina: 6  appartenenti alla Camera e 4 al Senato. Tutti in quota Pdl tranne uno in quota Lega.

Questa cifra, evidentemente patologica, è destinata però a ridursi nelle prossime ore a seguito di una sentenza della Corte costituzionale (la n. 277 del 2011) che ha dichiarato illegittimi alcuni articoli della legge sulle incompatibilità parlamentari nella parte in cui, per l’appunto, non prevedono l’incompatibilità tra la carica di Parlamentare e quella di Sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti.

Nei prossimi giorni, i dieci sindaci-parlamentari dovranno dunque scegliere: o Parlamentare o Sindaco.

La Corte nulla dice sulla figura del Presidente di provincia, figura che la legge stessa accosta usualmente a quella del Sindaco. Ma se, come è probabile, la sentenza troverà applicazione anche nei confronti di quei parlamentari che sono contemporaneamente Presidenti di provincia, altre 10 persone (9 alla Camera e 1 al Senato, 6 in quota Pdl, 3 Lega e 1 UdC) che attualmente siedono nel nostro Parlamento dovranno esercitare l’opzione.

Sono dunque ben 20 i parlamentari che in forza della decisione saranno di fronte al paradossale bivio che avrà probabilmente conseguenze sulla tenuta della maggioranza e quindi del Paese.

Nel caso in cui il pluri-incaricato opti per mantenere la carica di Sindaco (o, eventualmente, di Presidente di Provincia) subentrerà il primo degli esclusi appartenente alla medesima lista; tra questi potrà esservi anche un “futurista” o un “frondista” dell’ultima ora, con evidenti ripercussioni sugli equilibri parlamentari, soprattutto alla Camera.

Qualche ora fa, il primo a presentare le proprie dimissioni dalla carica di Senatore è stato  il Sindaco di Catania, direttamente interessato dalla sentenza richiamata.

Diverso il caso in cui il pluri-incaricato voglia mantenere la carica di Parlamentare: in questi casi la legge prevede la decadenza della Giunta comunale e lo scioglimento del Consiglio con il conseguente ritorno alle urne cittadine.

Si tratta evidentemente di una scelta politica dai risvolti fastidiosi: sciogliere un Consiglio comunale (o provinciale) recentemente eletto o mettere in crisi una maggioranza Parlamentare che pare quotidianamente vacillare?

Un aut aut che si sarebbe potuto evitare con ingredienti ovvi: senso di responsabilità istituzionale e rispetto per l’elettorato.