[19-10-2011] Cortei per ricchi

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

I fatti di Roma, come fu per i fatti di Genova, lasciano dietro di sé macerie materiali e culturali, terreno fertile per far sbocciare i semi di un giustificazionismo intollerabile, ma anche per cedere ad una repressione preconcetta, contraria alla nostra Costituzione.

I cortei sono riunioni in movimento. La norma di riferimento è l’art. 17 della Costituzione. Lo Statuto albertino riconosceva piena libertà solo alle riunioni in luogo privato, assoggettando quelle in luogo pubblico alle ferme restrizioni della legge di polizia. Una grande conquista della nostra Carta costituzionale è quella di garantire tutte le riunioni. Come ha scritto Paolo Barile, solo riconoscendo una piena libertà di riunione si realizza la piena libertà di manifestazione del pensiero. Garantire i cortei, dunque, significa garantire il diritto di poter dire ciò che si pensa. Non solo individualmente, con le paure ed i rischi di un’esposizione personale, ma collettivamente, facendosi forza di tante voci che diventano una sola.

Per i cortei, come per le altre riunioni in luogo pubblico, la Costituzione pone un solo vincolo: si deve dare preavviso all’autorità di pubblica sicurezza. Non serve un’autorizzazione preventiva: è sufficiente comunicare che la riunione si terrà. Le autorità possono vietarla solo per “comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”.

Ieri il Ministro dell’Interno ha prospettato un autunno caldo e ha preannunciato un giro di vite per garantire che episodi come quelli di Roma non si ripetano. È doveroso che un Ministro dell’Interno si preoccupi di garantire la sicurezza dei cittadini: la Costituzione prevede che le riunioni siano pacifiche e senza armi. È altrettanto doveroso che un Ministro dell’Interno mantenga i nervi saldi e non si lasci trascinare dall’onda emotiva per proporre misure di assai dubbia compatibilità con il dettato costituzionale. Uno spunto valido può essere il Daspo, cioè l’applicazione anche ai cortei di uno strumento di polizia nato per contrastare la violenza negli stadi. Altrettanto auspicabile è la possibilità di arresto in un momento successivo al corteo, utilizzando filmati e registrazioni degli episodi di violenza. Non è condivisibile, invece, l’ipotesi di assoggettare i cortei ad una fideiussione preventiva. I promotori, cioè, dovrebbero trovare garanzie (cioè soldi) per il caso che qualcuno si infiltri nella riunione e cagioni danni o violenze. Ipotesi assai fragile: da un lato renderebbe i promotori responsabili “senza colpa” di qualunque evento si possa realizzare durante il corteo, anche al di fuori dal loro controllo. Dall’altro, porrebbe un forte vincolo procedurale alla libertà di riunione, svuotando di senso la gran parte delle previsioni costituzionali. Se il rigore e la fermezza, del tutto condivisibili, diventano ottusa repressione, il risultato sarà solo quello di riscaldare ulteriormente l’autunno che ci aspetta.

(pubblicato sul Secolo XIX del 19-10-2011)