[22-09-2011] Le contraddizioni della Lega

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Il Capogruppo della Lega Nord alla Camera dei Deputati, al secolo Ingegner Reguzzoni da Busto Arsizio, ci insegna che “il popolo è sempre sovrano e quindi conta più del Capo dello Stato”. Questa è la reazione della Lega alle parole del Presidente della Repubblica, che considera fuori dalla storia e dalla realtà chi parla di secessione. Tutto nasce domenica, quando Bossi rispolvera il mito della secessione, magari “democratica”, e quindi per il tramite di un referendum popolare.

Il contesto storico rende surreale dibattere di secessione. La gravissima crisi in cui versa l’Italia, politica prima che economica e sociale, richiederebbe a chi governa di tenere lo sguardo fisso sugli obiettivi da raggiungere. E invece no: c’è chi dice di fare il premier a tempo perso e chi siede in un Parlamento nazionale parlando di secessione.

Né si può liquidare tutto ciò come una mera provocazione politica. La Lega Nord è un partito di governo e, come tale, ha responsabilità per quello che è e per quello che sarà il Paese. La politica della Lega non può ridursi a slogan o provocazioni: piuttosto, viene da chiedersi come mai la maggioranza, di cui la Lega è asse portante, non riesca a porre un dibattito serio sui limiti e sulle esigenze del regionalismo e del sistema delle autonomie. E, soprattutto, viene da chiedersi come mai la Lega, che è asse portante della maggioranza di governo, sbandieri la secessione ma tolleri una politica economica e fiscale accentrata e centralista, agli antipodi del federalismo fiscale che si voleva realizzare. I tagli ai fondi di Regioni e Comuni, le politiche portuali e quelle sulle energie rinnovabili sono solo alcuni esempi di un governo assai contraddittorio.

Quanto al profilo strettamente giuridico, la Costituzione affida sì la sovranità al popolo, ma precisa anche che questa deve essere esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. E proprio il Presidente della Repubblica è l’istituto che i nostri Costituenti hanno previsto come garante dell’unità nazionale. Quanto alla “secessione democratica”, poi, è fin troppo semplice affermare che il nostro ordinamento non consente alcun referendum per la costituzione della Padania. Immaginare un simile percorso significa porsi al di là e contro la Costituzione. Né ha alcun fondamento l’idea di creare una macro-regione padana con referendum: per unire Regioni esistenti o crearne di nuove, si deve seguire una procedura assai complessa, prevista dall’art. 132 della Costituzione, che passa comunque attraverso l’adozione di una legge costituzionale in Parlamento.

Se la Lega ha davvero a cuore il destino delle autonomie, dunque, si occupi di valorizzarle dai banchi del governo con provvedimenti concreti, nel rispetto dell’unità della Repubblica e del suo Presidente.

(pubblicato sul Secolo XIX del 22-09-2011)