[01-09-2011] Altrimenti ci arrabbiamo

di  Gianluca Sgueo, docente  di diritto dei mezzi di comunicazione, Università di Viterbo “La Tuscia”

La vicenda è sfiziosa, fa ancora molto caldo e per molti la voglia di tornare a lavoro è ancora poca. Sarà per questo motivo che la notizia ha ottenuto tanto risalto sui giornali e tv. Ve la racconto brevemente. Schwabisch Gmund è una cittadina tedesca dal nome impronunciabile. Si trova a pochi chilometri di distanza da Stoccarda e non vanta grandi storie, se non quella di aver dato i natali all’attore Peter Ustinov. Qualche tempo fa il Consiglio comunale ha deciso di consultare i propri cittadini su una questione piuttosto banale: che nome dare al nuovo tunnel stradale? Alla fine si è scelta la via più breve. Hanno messo su una consultazione telematica in cui chiunque poteva esprimere la propria opinione con pochi colpi di mouse. Una soluzione rapida e sicuramente comoda. Ma, al tempo stesso, né innovativa né esente da problemi. In Europa le consultazioni telematiche le usano già da qualche anno. Oramai anche molte amministrazioni locali, comprese quelle italiane, vi fanno affidamento. Peraltro la scelta delle amministrazioni di ricorrere a consultazioni telematiche suscita sempre reazioni contrastanti, positive e negative. I favorevoli ci vedono una soluzione ideale ai tanti problemi delle democrazie contemporanee. Primo su tutti il “distacco” delle sedi decisionali dai cittadini. Per non parlare del risparmio di tempo e denaro rispetto a qualsiasi procedura tradizionale. I contrari – ma forse sarebbe meglio dire gli scettici – sostengono invece che le consultazioni telematiche sono una specchietto per le allodole. Uno strumento utile per generare in chi ne fa uso l’impressione di contribuire concretamente all’assunzione delle decisioni pubbliche, ma che in realtà è molto poco affidabile. Chi garantisce che l’esito della consultazione sia rispettato da chi decide? In effetti, nessuno.

È stato così per la piccola città tedesca. Qui il Consiglio ha deciso di disattendere l’esito della consultazione. Il nuovo tunnel non si chiamerà “tunnel Bud Spencer”, come avevano scelto i cittadini. Aggiungo: con percentuali bulgare. In cambio l’amministrazione comunale darà il nome di Spencer alla piscina comunale (per chi non lo ricordi: prima di diventare attore Bud Spencer, al secolo Carlo Petersoli, è stato un nuotatore professionista e primatista nello stile libero).

È questo il grande problema dei mezzi di consultazione diretta, in particolare quelli telematici. Manca un vincolo diretto sull’amministrazione. Nel nostro caso la scusa del Consiglio per disattendere l’esito della consultazione è stata piuttosto banale. Si è detto che il voto è stato falsato dai troppi “forestieri” che hanno espresso la loro opinione. Ma l’amministrazione avrebbe potuto sostenere anche di aver chiesto un’opinione ai cittadini al solo scopo di orientare le proprie scelte, senza per questo doversi necessariamente legare le mani. Per la verità ce ne sarebbero anche altri di problemi, tutti piuttosto scontati. Per esempio, se mi affido solamente allo strumento telematico non escludo quella parte della popolazione che non ha  a disposizione una connessione internet o non sa usare un computer? Chi garantisce che i gruppi di pressione non mobilitino un numero consistente di votanti per orientare l’esito delle consultazioni a proprio favore?

Insomma, c’è ancora tanto da fare per rendere l’e-democracy uno strumento realmente utile ed efficace, capace cioè di sostituirsi alle forme più tradizionali di consultazione. Da ottimista però registrerei almeno due aspetti positivi. Il primo è che gli abitanti della città tedesca un omaggio al loro (così sembrerebbe) attore preferito lo hanno avuto. E dunque dire che la consultazione non ha prodotto alcun effetto non è corretto. Secondo, anche qualora l’amministrazione decidesse di ignorare la volontà dei votanti, dovrebbe comunque vedersela con le critiche di questi ultimi. Si chiama controllo sociale e non c’è modo di contenerlo. Ironia della sorte, uno dei film più belli di Bud Spencer si chiama proprio “Altrimenti ci arrabbiamo”. Renderli partecipi è una cosa bella, bellissima. Attenzione però a non prenderli troppo sotto gamba. Il rischio è quello di finire sotto i riflettori per le critiche, anziché per i complimenti.