[23-07-2011] Hic manebimus pessime

di  Gianluca Sgueo, docente  di diritto dei mezzi di comunicazione, Università di Viterbo “La Tuscia”

Mercoledì 20 Luglio 2011. Una data che ricorderemo. La Camera dei Deputati vota, a scrutinio segreto, sulla richiesta di arresto di Alfonso Papa, in quota Pdl. Quasi contemporaneamente il Senato della Repubblica si pronuncia, di nuovo a scrutinio segreto, sul Senatore Tedesco, ex PD, oggi nel gruppo misto. Va male a Papa. Era nell’aria. Già da qualche giorno amici e nemici lo avevano soprannominato “pezzo di carne”, dato in pasto alla magistratura e al gossip di giornali e tv. Se la cava, peraltro con un buon scarto di voti, Tedesco. Ironia della sorte, lui stesso aveva chiesto ai colleghi di votare per il sì.

A questo punto di supposizioni ne possiamo fare quante volete. Vogliamo dire che ha prevalso il giustizialismo, che è stato un duro colpo alla casta, un affondo al governo di Berlusconi, ma anche l’ennesimo segnale di una frattura interna alla Lega? Va bene, diciamo(ce)lo. Vogliamo interpretarlo come l’ennesima fonte di imbarazzo del PD? Oppure credere al complotto leghista, che avrebbe garantito la salvezza di Tedesco per imbarazzare i colleghi del centro-sinistra? Ci facciamo andare bene anche questo. Rimangono però supposizioni.

C’è invece un dato secondario che, forse, merita di essere considerato. L’arresto di Papa (oggi in cella singola, con tv, e già in grado di avanzare pretese sul proprio diritto di voto in Parlamento, non esattamente la condizione in cui si trovano tanti altri carcerati in attesa di giudizio) e il salvacondotto concesso a Tedesco rivelano la poca coerenza della politica. Sai che novità, direte. È vero. Come è vero che chi scrive non è affatto un fautore del tritacarne giudiziario. Trovo anzi pressappochista la condanna generalizzata nei confronti della classe politica e, invece, molto giusta (purché discussa sulla base di un confronto serio) la proposta di introdurre nuove forme di responsabilità a carico dei magistrati. Ci sono politici competenti e magistrati inetti.

Il deficit di coerenza di cui parlo è altrove. Si annida anzitutto nella richiesta di voto segreto e nei patetici tentativi di deputati (non i senatori) di dichiarare comunque il proprio voto con dita alzate. Io per la verità devo ancora capire come fanno. Quando ero al Parlamento europeo notai che in molte votazioni a scrutinio segreto alcuni parlamentari alzavano il pollice. Mi spiegarono che in quel modo palesavano il loro voto. A me parve, e pare ancora, un manierismo superfluo (in effetti, devo ancora trovarlo un manierismo utile). Primo, perché nessuno garantisce che mentre alzo pollici, indici o alluci con l’altro ditino pigio il tasto opposto all’intenzione che sto palesando. Secondo perché se decido di votare segretamente allora è giusto che il voto resti tale. Il problema, quindi, è a monte. La vera scelta, e il messaggio che ne deriva per i cittadini, si fa quando si presenta la richiesta di scrutinio segreto. Quello che viene dopo, per dirla in breve, è “fuffa”.

Il deficit di coerenza sta poi nel fatto che il senatore che è stato salvato non si auto-sospenda. Continuo a non capire. Se uno chiede ai colleghi di votare sì alla richiesta di arresto perché, dice lui, ha la coscienza a posto e dimostrerà la sua innocenza, perchè quando salva la pelle resta al posto suo? Perché, dicono, non sarebbe giusto cedere alle pressioni della magistratura. D’accordo, ma allora è più coerente Papa che si dichiara innocente dal primo momento e chiede all’Aula di votare per il no.

Poca coerenza che, facendo uno sforzo di semplificazione, mi spiego pensando che tutti difendono il posto e le prerogative. Poco importa se andando contro logica. Come biasimarli? Siamo o non siamo il Paese dell’hic manebimus? Optime o pessime, poco vale, purché manebimus.