[11-07-2011] mercato avido, governo pavido

Che cosa succede? La borsa di Milano crolla, i titoli di Stato perdono terreno. Sui giornali si leggono notizie che urtano il senso comune, come per esempio che la Consob ha posto dei limiti allo short selling, la vendita di titoli da parte di investitori che non ne hanno la disponibilità (perché, è legale? si).

Proviamo a fare un po’ di chiarezza. Che cos’è il differenziale fra Btp e Bund? È la differenza fra i tassi di interesse dei titoli di Stato italiani e dei titoli di Stato tedeschi. Questi ultimi sono considerati affidabili, con un rischio prossimo allo zero; gli investitori esprimono fiducia nel fatto che il Governo tedesco sarà in grado di onorare i propri impegni in futuro. Se gli investitori giudicano l’investimento nel debito italiano più rischioso, e vogliono essere remunerati di più, la differenza nei tassi di interesse rispetto ai titoli italiani (lo spread) sale. È l’espressione di una minore fiducia nel fatto che il Governo italiano sia in grado di onorare i propri impegni.

Perché succede tutto questo?

La borsa non è un luogo nuovo alle speculazioni, e l’Italia non è nuova alla disinvoltura degli investitori rispetto ad operazioni che hanno un impatto sull’intero Paese. Basti pensare al trauma dell’uscita della lira dal Sistema Monetario Europeo nel 1992, o agli avvoltoi che volano sul cielo della Grecia (la Commissione europea ha annunciato oggi di voler vietare i giudizi della agenzie di rating sui Paesi che beneficiano di aiuti). Ma non è un caso che questa sfiducia si stia manifestando ora. La manovra finanziaria presentata dal Ministro Tremonti la scorsa settimana è – a parere di molti – una manovra giustamente rigorosa sui saldi (cioè sulla differenza fra entrate e uscite), ma di contenuto povero, senza slancio. Senza quella spinta allo sviluppo di cui l’Italia avrebbe bisogno. Non è un caso, a voler leggere bene le dichiarazioni di coloro che si esprimono in senso positivo, che l’accento è posto sul risparmio, sulla necessità di arrivare ad un pareggio di bilancio nel 2014. E poco, o niente, si dice del contenuto.

Tutti si augurano che la manovra sia approvata in fretta, rinforzando così la prassi di anticipare le scadenze istituzionali della procedura finanziaria e di bilancio per mezzo della decretazione d’urgenza. Il Governo decide, il Parlamento ratifica, con buona pace dell’art. 81 Cost., ridotto ad un guscio (semi)vuoto, e della sapiente riforma della contabilità e finanza pubblica introdotta con legge 196/2009 (modificata con legge 39/2011). La sensazione è che si scambi la necessità di mantenere il rigore sui saldi con l’ennesima mortificazione del dibattito parlamentare; con l’idea che i parlamentari sono degli irresponsabili, e che per meno tempo il decreto rimane in Parlamento, meno viene a qualcuno la tentazione di infilarci qualcosa. Questo è senz’altro vero, ma è chiaro che una settimana non cancella anni di immobilismo, di riforme non fatte, di cambiamenti annunciati e naufragati negli equilibrismi di governo.

L’Italia deve fare i conti, in fretta, con la mezza verità che il Governo ha venduto agli italiani negli ultimi due anni, che l’Italia avesse affrontato la crisi economica meglio di altri Paesi. Quello che è vero è che le banche italiane hanno sofferto di meno delle loro omologhe europee e americane, ma forse solo perché strutturalmente più solide, e perché sottoposte ad una vigilanza prudenziale seria. Non certo perché l’economia italiana sia complessivamente in buone condizioni. Quando le cose vanno male per tutti, noi stiamo meglio degli altri; ma quando gli altri iniziano lentamente a vedere la luce, noi iniziamo a sprofondare.

In questa situazione difficile il Presidente Napolitano ha interpretato rigorosamente il proprio ruolo di rappresentanza dell’unità nazionale affidatogli dall’art. 87 Cost., utilizzando con generosità il credito politico guadagnato negli ultimi anni per infondere serenità e fiducia – ciò che gli investitori (e forse anche gli italiani, chissà) sembrano chiedere maggiormente. Lo stesso fa il Governatore della Banca d’Italia Draghi con il proprio credito tecnico e politico, coronato dalla recente nomina alla presidenza della Banca Centrale Europea.

Sarà anche grazie al loro che passeremo la nottata. E poi?