[05-07-2011] Il diavolo nei dettagli

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Il diavolo si nasconde nei dettagli, verrebbe da dire, leggendo la bozza della manovra finanziaria. Il documento, lungo centoventidue pagine, è un miscuglio di lacrime e sangue, che profila nuovi sacrifici per gli italiani e, soprattutto, per alcune classi deboli, come gli anziani (le cui pensioni non saranno rivalutate) e i giovani (che avranno grosse difficoltà ad accedere ad impieghi presso le pubbliche amministrazioni). Insomma, un provvedimento che chiede tanto e dà poco, un provvedimento che ha il merito di tener saldo il rigore dei conti, ma che preferisce arrivare all’obiettivo stringendo ancora la cinghia, anziché favorire nuove occasioni di sviluppo e creare ricchezza.

Sacrifici per tutti, dunque? Non proprio: un codicillo annacquato tra mille previsioni di rigore prevede, in un articolo paradossalmente dedicato alla “celere definizione delle controversie”, che l’esecutività delle sentenze di condanna superiori a dieci milioni di euro (in primo grado) o a venti milioni (in appello) sia sospesa. Che vuol dire? Che se, ad esempio, vengo condannato a risarcire 750 milioni di euro, potrò aspettare anni prima di dover mettere mano al portafogli: finché non si pronuncia la Cassazione, rimane tutto congelato. Guarda caso è proprio la situazione in cui si trova Silvio Berlusconi a seguito della sentenza sul lodo Mondadori. Non bisognerebbe mai pensar male, ma – in un caso come questo – viene il dubbio di essersi imbattuti in un esemplare (neppure tanto raro) di norma ad personam.

E così, ancora una volta, un vizio nelle fondamenta porta al crollo di una costruzione che aveva pure parti di pregio. Come si fa, in un momento difficile, in cui si chiedono grandi sacrifici alle persone normali, a contrabbandare in una manovra finanziaria una norma salva-processi, per di più con l’escamotage (che sa tanto di presa per i fondelli) di un’iniziativa volta al miglioramento dell’efficienza della giustizia?

Suscita meraviglia che proprio Berlusconi, che si è sempre sgolato per chiedere processi più rapidi ed una giustizia tempestiva, proponga ora una norma che sposta in là nel tempo il ristoro del danno per la parte lesa. Nel processo civile la regola dovrebbe essere quella dell’esecutività della sentenza già dal primo grado. Congelare tutto fino alla Cassazione,  per i risarcimenti superiori a dieci milioni di euro, può avere conseguenze anche definitive. Si pensi ad un’impresa che vanta un credito nei confronti di una pubblica amministrazione, ad esempio per un appalto. Se non ottiene il risarcimento in tempi brevi, è facile che debba chiudere i battenti e portare i libri in tribunale, anche se, magari, ha avuto processualmente ragione in primo grado e in appello. Dove sta il rilancio dell’economia? Dove stanno le motivazioni che hanno portato ad inserire questa norma in una manovra finanziaria? Mistero, per così dire.

Il problema di fondo è un altro: gli italiani hanno ben compreso che non tira una buona aria e che a tutti sono chiesti sacrifici. E tutti sono disposti a farli. A condizione, però, che chi governa il Paese, chi lo conduce, dia il buon esempio e sia un buon esempio. Entrambe le condizioni, purtroppo, sembrano irrimediabilmente mancare all’attuale capo del Governo.

(pubblicato sul Secolo XIX del 5-07-2011)