[28-06-2011] Dalla parte della legge

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Dare il via ai cantieri per l’alta velocità Torino-Lione è costato, negli ultimi due giorni, ottanta feriti. Di questi, la metà sono uomini delle forze dell’ordine.

Ed è solo l’ultima tappa di un tortuoso percorso che procede a singhiozzo, ormai da anni.

Le ragioni dei cd. no-TAV sono tante e variegate: si va dalle preoccupazioni ambientali, alle considerazioni economico-finanziarie, alla denuncia di tangenti negli appalti per la realizzazione dell’opera.

Una verità sulle questioni di merito presuppone anni di studio e di approfondimento tecnico. Noi non ne disponiamo. Certo, come meri cittadini-utenti, ci può venire la legittima domanda di come andrebbero le cose senza il Brennero o il Fréjus. O di come sia più facile spostarsi da Roma a Milano ora che c’è l’alta velocità. Ma sono considerazioni senza pretese.

Diverso è il discorso se analizziamo quello che è successo negli ultimi due giorni: il prefetto di Torino firma un’ordinanza con la quale ingiunge ai dimostranti di sgombrare le aree occupate, in modo da consentire l’avvio del cantiere. I manifestanti non sgombrano e, una parte di questi, reagisce allo sgombero coatto lanciando pietre e tronchi alle forze dell’ordine.

La Costituzione protegge la libertà di manifestare. Ma non legittima in alcun modo l’uso della violenza.

E se avessero ragione i no-TAV? Certo, questo tarlo apre un facile spiraglio sullo scivoloso percorso giustificazionista: qualunque mezzo è lecito per fermare un’opera dannosa.

No, non è così. Qualunque ragione di merito deve essere fatta valere all’interno degli appositi procedimenti decisionali. L’ordinamento prevede una lunga scansione di momenti che servono ad arrivare alla decisione finale. È lì che si dovevano far sentire le ragioni contro l’opera. Ed eventualmente rivolgersi alla magistratura qualora tali ragioni fossero illegittimamente inascoltate.

Non certo colpendo le forze dell’ordine. Se si giustificano atti di questo tipo, si sta fuori dal sistema, contro il sistema. Ed è una strada molto pericolosa. La democrazia, e specie la nostra, ha molti difetti e richiede le cure di tutti. Ma resta un valore da difendere. Chi tira pietre ai poliziotti tira pietre alla nostra democrazia.