[16-06-2011] Dalle amministrative al referendum: un bilancio della stagione elettorale 2011

di Carla Bassu, docente di diritto pubblico, Università di Sassari

Nel dibattito post-elettorale, i risultati non sono mai pacifici: puntualmente, a conclusione delle tornate di votazioni politiche, amministrative e referendarie, i dati finali vengono enfatizzati o minimizzati a seconda della prospettiva di osservazione ed è difficile individuare un vincitore assoluto. Dagli esiti delle ultime chiamate alle urne è però possibile ricavare un dato oggettivo: un nuovo protagonismo del corpo elettorale.

I cittadini hanno privilegiato l’affidamento personale, facendo prevalere la ponderazione dell’opinione personale e trascurando gli indirizzi dettati dall’establishment politico.

E’ un processo di rivendicazione cominciato da tempo e manifestatosi con forza nelle diverse fasi delle recenti elezioni amministrative e nelle campagne referendarie.

A Milano, per esempio, nella sfida per la conquista di Palazzo Marino, la scelta di condurre una campagna elettorale al vetriolo si è rivelata controproducente. La ragione recondita degli attacchi personali rivolti all’avvocato Pisapia dal sindaco uscente non è sfuggita agli elettori che, più sensibili di quanto forse si creda, hanno colto dietro le cadute di stile della signora Moratti, una sostanziale carenza di argomenti politici di fronte al profilo dell’avversario. I cittadini hanno operato le proprie scelte secondo uno spirito di autonomia e consapevolezza, esprimendo la volontà di partecipare criticamente alla selezione dei propri rappresentanti, anche discostandosi dalle direttive partitiche.

E’ un esigenza di democrazia immediata quella che si respira in questa primavera elettorale.

In questo senso si rivela eloquente – e precursore del grande successo dell’ultima tornata referendaria -  il caso del referendum sul nucleare indetto in Sardegna lo scorso 15 maggio, che ha visto una partecipazione massiccia dell’elettorato e una netta vittoria del fronte contrario all’adozione di sistemi di produzione di energia nucleare.

Il popolo sardo ha mostrato una capacità di mobilitazione imponente e trasversale, che ha spinto a muoversi in un’ottica estranea agli interessi di partito, per affermare la propria coscienza rispetto a una questione di cruciale importanza per il futuro del territorio. La forza con cui si è espressa la volontà della cittadinanza è una spia indicativa di come la comunità non sia addormentata ma, al contrario, pronta ad attivarsi nel momento in cui riconosce il peso della propria responsabilità.

A fare la differenza è la percezione della capacità di influenzare le decisioni pubbliche, esercitando un peso nella determinazione delle scelte politiche, rendendosi così artefici del proprio destino.

L’esito della consultazione referendaria sarda, al pari di quella nazionale, è un grande input di riscossa contro uno dei nemici più pericolosi per la democrazia: il senso di impotenza, che allontana gli individui dalla vita pubblica, spesso considerata riserva di esponenti istituzionali che, talora, si ritiene agiscano secondo percorsi diversi da quelli  ispirati esclusivamente al bene collettivo.