[04-06-2011] Fincantieri senza guida

di Lorenzo Cuocolo, docente di Diritto costituzionale, Università Bocconi

Nonostante i toni normalmente soft che usiamo su un blog di carattere “tecnico”, la vicenda Fincantieri di questi giorni deve essere bollata senza mezzi termini come vergognosa.

Prima, all’improvviso, l’amministratore delegato dell’azienda di Stato, Giuseppe Bono, presenta un piano industriale che prevede migliaia di esuberi e la chiusura dei cantieri di Castellamare e Sestri ponente. Poi, altrettanto all’improvviso, lo stesso Bono, di fronte ai cortei dei lavoratori, ritira il piano.

In tutto questo abbiamo visto, nei giorni scorsi, alcuni importanti esponenti del Governo presidiare i cancelli delle fabbriche con i lavoratori ed affrettarsi a dire che loro con Bono non c’entrano nulla e che non sapevano nulla del piano di Fincantieri. Ma come è possibile, viene da dire: si tratta di un’azienda di Stato, controllata dal Governo tramite Fintecna.

Ma immaginiamo che sia vero: Bono presenta il piano senza concordarlo col Governo. Il Governo prende le distanze. Bono cosa avrebbe dovuto fare? Dimettersi. Non certo ritirare il piano, se quel piano era – secondo lui – ben fondato, misurato e ponderato. E invece no: sono bastati un paio di cortei e un paio di malumori nella maggioranza per indurre l’amministratore delegato, colui che dovrebbe sapere dove e come saldamente condurre l’azienda, a rimangiarsi tutto. Pur di mantenere il posto, sì, il suo.

Avevamo scherzato, insomma. Sì, ma ora? Ora Bono rimane alla guida di Fincantieri, ma l’azienda non ha un piano industriale.

Per i lavoratori è un grande successo: per ora, almeno, il posto di lavoro è salvo. Ma la rabbia non viene meno: l’art. 4 della Costituzione parla di diritto al lavoro. Anche i bambini sanno che nelle nostre società, purtroppo, non c’è la garanzia di occupazione per tutti. E allora cosa significa che ciascuno ha diritto ad un lavoro? Quantomeno significa che i posti di lavoro devono essere trattati in modo serio, senza ridurli a variabili manipolabili a piacimento per far quadrare i bilanci. La leggerezza con cui il piano è stato presentato e poi ritirato, al di là di ogni valutazione di merito, è il segno dello scarso rispetto per il diritto al lavoro, costituzionalmente garantito, di migliaia di lavoratori, che – per di più – prestano la propria attività per un’azienda di Stato.

E il risultato finale è che questo penoso siparietto lascia, ad oggi, un settore cruciale come la cantieristica senza timone e senza progetti per il futuro. Fincantieri è un’azienda di Stato. La sua gestione, presente e futura, è responsabilità del Governo.