[30-05-2011] Il discutibile ritorno del “faccia a faccia” elettorale

di Massimo Siclari, docente di Diritto costituzionale nell’Università degli Studi Roma Tre

SKY, la tv satellitare, da tempo ha intrapreso un’apprezzabile campagna per favorire i confronti televisivi fra candidati alle elezioni. Probabilmente in vista di elezioni politiche anticipate, che,in più di una circostanza, dall’estate scorsa, sembravano ad un passo dal doversi svolgere. E, di sicuro, nel ricordo di come, nel 2001 e nel 2008, non fu possibile a nessuna rete trasmettere un simile confronto per indisponibilità di uno dei due candidati, in entrambe le ipotesi, poi, anche se non certo per questo motivo, risultato vincitore.

L’occasione delle elezioni amministrative – alle quali l’attuale maggioranza di governo, in persona del suo leader, ha peraltro conferito il ruolo di un importante test per la conferma della fiducia dell’elettorato – ha offerto l’occasione per trasmettere i confronti tra i candidati alla carica di sindaco di alcune importanti città come Milano e Napoli. Ma, perlomeno per quanto riguarda i due confronti trasmessi relativi alle elezioni del capoluogo lombardo, c’è da rimanere perplessi.

Nel primo caso, non si è consentito a Gian Domenico Pisapia (candidato del centro-sinistra) di replicare ad un’affermazione su una vecchia vicenda giudiziaria – affermazione risultata poi parziale e pertanto suscettibile di dar luogo ad un processo per calunnia nei riguardi di chi l’ha pronunciata, e cioè l’altra candidata sindaco Letizia Moratti.

Nel secondo caso, si è deciso, in vista del “ballottaggio” del 29 e 30 maggio di far svolgere il confronto tra la Moratti ed una sedia vuota, recante solo un cartello con il nome del candidato avversario, che si era rifiutato di partecipare alla trasmissione, dopo la vicenda occorsa nella precedente circostanza.

Se questi confronti dovevano costituire un banco di prova di come debbano svolgersi le campagne elettorali politiche in futuro, di certo l’obiettivo della rete SKY è clamorosamente fallito, anche se non può essere del tutto inutile l’esperienza al fine di determinare come non debbano svolgersi. In entrambi i casi si è avuta una violazione se non della lettera, dello spirito delle previsioni in tema di par condicio, che, val la pena ricordarlo, non hanno solo il compito di garantire ai candidati un eguale spazio nelle trasmissioni televisive, ma, e soprattutto, di garantire la corretta formazione della volontà da parte del cittadino elettore, il che costituisce un elemento fondamentale del libero esercizio del voto garantito dall’art. 48 Cost.

Certo è discutibile la deriva personalistica innegabilmente connessa ai confronti fra candidati, ma se appare assai improbabile, nell’attuale contesto (una volta tanto, non solo nazionale), che si riesca a superare tale dinamica del processo di formazione della volontà dell’elettorato, è perlomeno auspicabile che si svolga secondo le regole in uno Stato che ha la pretesa di “esportare” principi di libertà e democrazia?