[24-05-2011] Nel segreto dell’urna, ieri come oggi

di Paolo Cavaliere, PhD Università Bocconi

James Madison Jr. era sempre stato un ragazzino timido e insicuro, peraltro bruttino, di bassa statura, con una calvizie precoce che cercava di nascondere sotto un vistoso riporto. Ipocondriaco e incapace di parlare in pubblico, non aveva mai avuto successo con le ragazze, e neppure una vita sociale molto brillante. Era nato a Port Conway, in Virginia, nel 1751 e aveva lasciato presto la piantagione paterna per andare in città a studiare francese, astronomia, logica e matematica, e poi ancora etica e filosofia all’Università del New Jersey, la futura Princeton. È praticamente impossibile sfogliare un qualunque manuale di diritto costituzionale o teoria politica (anche un “bigino”, volendo) senza incappare nel suo nome: oltre che essere stato il quarto Presidente degli Stati Uniti d’America, è considerato uno dei più importanti pensatori dell’età moderna. È uno dei principali autori della Costituzione americana, del Bill of Rights, e, insieme ad Alexander Hamilton e John Jay, dei Federalist Papers, il testo che ispirò l’adozione della forma di Stato federale, salvando il suo giovane Paese, allora sull’orlo della sconfitta nella guerra contro la Gran Bretagna e con le casse drammaticamente vuote, da una prematura dissoluzione. Gli Stati Uniti d’America senza di lui, si può ben dire, oggi non esisterebbero.

Comunque, prima di diventare tutto questo, il giovane Madison era appunto un giovanotto secchione e un po’ sfigato con la passione della politica, che nel 1777 (a 26 anni dunque) si era candidato alle elezioni e sognava un seggio all’Assemblea della Virginia. Fosse già stato noto il concetto di “telegenicità”, nessuno avrebbe avuto dubbi: James non è telegenico, non ha carisma, balbetta durante i discorsi, non è adatto a fare il leader politico. Dal palco durante i comizi arringava i presenti parlando del “bene della Repubblica”, delle teorie dell’Illuminismo scozzese, del pensiero di Adam Smith e David Hume. I suoi compagni di partito più esperti, quelli che la sapevano lunga, scuotevano la testa: così non va. Lo incoraggiavano a rendersi più gradevole, a cercare di ingraziarsi le simpatie degli elettori, a volare basso e parlare di temi comprensibili a chiunque; magari, perché no, poteva divertire la folla raccontando qualche barzelletta. Ma lui non ne voleva sapere, e diceva di avere la massima fiducia che i suoi concittadini avrebbero compreso la nobiltà dei suoi ideali. Infatti perse sonoramente contro il taverniere locale, che aveva promesso fiumi di birra gratis per tutti in caso di elezione e venne portato in trionfo dalla cittadinanza intera. Profondamente deluso, Madison decise a questo punto di rinunciare alla politica attiva e si accontentò di un posticino piuttosto oscuro in un gabinetto consultivo del Governatore. Non avremmo mai più sentito parlare di lui se, due anni dopo, i membri più anziani dell’Assemblea della Virginia non si fossero accorti del suo acume e della sua preparazione e non lo avessero selezionato per fare parte della delegazione nazionale che avrebbe partecipato alla stesura della Costituzione degli Stati Uniti d’America. A 28 anni, Madison era il più giovane membro della Convenzione costituzionale, e da quello scranno avrebbe spiccato il volo per contribuire, più tardi, a salvare il suo Paese e a scriverne la storia.

Si parla sempre molto della qualità della nostra politica e dei nostri politici, della preparazione e dell’onestà di chi è chiamato a rappresentarci sedendo in Parlamento o in un’altra Assemblea, e quando ci se ne lamenta si punta il dito contro l’attuale formula elettorale (il cosiddetto, non per caso, porcellum) che grazie al sistema delle liste bloccate permette alle gerarchie di partito di imporre agli elettori personaggi di dubbie capacità e moralità. È un argomento che non regge fino in fondo, però: guardiamo anche alle consultazioni di diverso livello, quelle comunali e regionali o a quelle europee, per esempio, dove vige ancora il sistema delle preferenze, e domandiamoci se in quei casi gli elettori hanno sempre scelto il meglio. A Strasburgo, tanto per dire, ci rappresenta una famosa cantante che, dopo un primo mandato nel quale si è fatta notare per aver battuto ogni record di assenteismo e per aver promesso, al momento dell’insediamento, che avrebbe studiato molto (ma non ci si dovrebbe preparare prima di ottenere un incarico, anziché dopo?), è stata comunque riconfermata dagli elettori, e anche in questo secondo mandato continua ad essere desaparecida dall’aula, oltre ad aver candidamente dichiarato in un’occasione che le capita anche di votare a caso, perché non è possibile seguire tutti i lavori del Parlamento. Secoli prima, con il vituperato metodo della nomina dall’alto si era invece guadagnato un seggio Madison, che gli elettori avevano malamente mandato a casa.

Le formule elettorali non sono in sé né buone né cattive: sono delle scatole vuote, dei forzieri nei quali si possono trovare monete d’oro o rondelle d’acciaio. Il metodo delle preferenze personali risponde sicuramente a un’istanza più democratica, ma il popolo può anche essere “bue”, come si dice, e il risultato che ne deriva è senz’altro più rispondente al volere popolare, ma non è detto sia poi intrinsecamente migliore. Le liste bloccate, che corrispondono in effetti a nomine quasi imposte, dovrebbero invece rispondere idealmente a un’istanza tecnocratica, all’idea che vengano pre-selezionate le personalità migliori. Inutile nasconderselo: anche nel Settecento, anche in America, i potenti avevano i loro interessi da curare, i loro amici da accontentare, le loro trote da sistemare. Però è capitato che qualcuno fosse tanto saggio e tanto onesto da puntare su un giovane di valore, che ancora non aveva dimostrato nulla ma nel quale si intravvedeva un potenziale, e ne è venuto fuori qualcosa di strepitoso. Elettori accorti, rappresentati onesti e capaci, giovani di merito e con idee brillanti, sono le monete che sarebbe bello trovare nel forziere; poi, certo, il forziere dovrebbe essere costruito nel modo migliore possibile per custodire queste monete e consentire di sfruttarle. Ma, per cominciare, sarebbe sufficiente se qualcuno avesse un po’ di moneta.