[02-05-2011] Hamburger e democrazia

L’undici settembre, ancora confuso per quello che avevo appena visto in diretta TV, e ancora senza avere notizie di parenti e amici che immaginavo molto vicini alle Twin Towers, decisi di appendere una piccola bandiera USA alle spalle della mia scrivania, e pensai che quella bandiera sarebbe rimasta lì. Così è stato.

Quando fu eletto Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, fui sinceramente commosso, pensai alle battaglie per i diritti civili e mi sembrò un simbolo unico, di quelli che davvero possono cambiare il mondo. Ebbi occasione di dedicare alla storia umana di Barack Obama l’introduzione di un mio libro su tempo e diritto, che mi era costato anni di fatiche.

Questo per dire che il mio legame e il mio senso di gratitudine per gli Stati Uniti d’America sono profondi e quasi istintivi. Ho sempre sospettato degli “antiamericani”, di quelli che hanno sempre capito qualcosa di più e che hanno sempre una chiave di lettura più sofisticata, più cruda, più “vera”, più “antiamericana”.

Gli Stati Uniti d’America sono e restano una grande democrazia, una grande civiltà, l’esempio di una storia costituzionale spesso esaltante e davvero emozionante.

Però oggi mi sento a disagio.

Perché non sono sicuro che oggi sia un grande giorno per la democrazia, come ha detto il Presidente. Certo, aver neutralizzato il simbolo stesso del male, è un ottimo risultato. Ma quanto avrei preferito vedere lo sceicco in manette, e poi in un’aula di tribunale. E poi soggetto ad una sentenza di una Corte americana. Sì, avrei preferito. Questo, secondo me, sarebbe stato un miglior happy ending per la democrazia.

Vedere migliaia di giovani americani esultare in piazza non mi ha dato gioia, e non ha restituito a nessuno i tremila morti dell’undici settembre. Sarebbe stato meglio segnare più profondamente la distanza dalle migliaia di giovani di altri Paesi e di altre culture che in piazza bruciano le bandiere americane. Mi pare che il commento più condivisibile sia stato quello di Padre Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana: non si gioisce per la morte di un uomo, ma si riflette sulle sue gravi responsabilità.

Aprire il sito del NYT alle otto del mattino e vedere in apertura la foto dello sceicco e, subito sotto, una pubblicità di un hamburger con scritto “gli hamburger che anche una mucca può amare” mi ha fatto sentire a disagio (vedi).