[06-04-2011] Indigniamoci!

di Carla Bassu, docente di diritto pubblico, Università di Sassari

Le sedute dell’Assemblea parlamentare da un po’ di tempo a questa parte evocano scenari decadenti, triste segno di declino. Il 30 marzo, un Ministro della Repubblica rivolge al Presidente della Camera improperi che potremmo eufemisticamente definire espliciti.

Il culmine si raggiunge giovedì 31 marzo, quando  la deputata Ileana Argentin, affetta dalla nascita da amiotrofia spinale, patologia che le impedisce i movimenti più semplici, viene insultata con violenza inaudita da suoi colleghi parlamentari.

Non c’è impeto né passione politica che serva da attenuante per un oltraggio ignobile, gridato a gran voce nell’Aula di Montecitorio, un luogo simbolo, massima espressione della sovranità popolare e sintesi delle voci che formano lo spirito del nostro Paese.

Non è la prima volta che il Parlamento italiano si trasforma in teatro di risse verbali e fisiche o sceneggiate che umiliano l’istituzione, ma mai come ora il sentimento di vergogna fa sentire che si è toccato il fondo.

Non ci resta che risalire la china, lo si può fare cominciando a pretendere da chi ha ricevuto il mandato a svolgere la propria funzione di rappresentanza con responsabilità e onore un comportamento consono a un Paese civile, fondato sui principi costituzionali di uguaglianza e democrazia che dovrebbero essere tradotti in pratica proprio grazie all’azione quotidiana degli organi rappresentativi.

In un libello diventato best seller in pochi giorni, il novantatreenne ex partigiano francese Stéphane Hessel rivolge alla collettività una esortazione chiara «Indignez-vouz!». Dovremmo raccogliere l’appello e indignarci di fronte a casi che superano in limite dell’accettabile, obbligando chi si comporta indegnamente a rispondere delle proprie azioni.

Nel caso specifico le scuse non bastano a giustificare l’ingiustificabile. L”ingiuria proferita è un oltraggio che tocca  tutti noi – in quanto esseri umani – perché va ben oltre l’invettiva personale, esprimendo ignoranza o, peggio, disprezzo del concetto di dignità.

Il rispetto verso il prossimo non si studia sui libri, non si impara sui banchi di scuola ma deve essere trasmesso con l’esempio, ben prima di essere in grado di leggere e  assimilare la norma che sancisce che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» (art. 3, comma 1 Cost.).

Fortunatamente l’immobilità degli arti non ha niente a che fare con le facoltà intellettive e la Argentin lo ha dimostrato efficacemente, offrendo una lezione di superiorità e stile che ci consola, assicurandoci che in Parlamento siedono ancora Onorevoli non solo di nome ma anche di fatto.

A chi la insulta, imponendo il silenzio all’assistente che in sua vece applaude l’intervento di un esponente dell’opposizione, l’On. Argentin risponde così: «ricordo all’aula che io non posso muovere le mani, ma se non posso applaudire con le mie, lo  faccio con le mani di chiunque».

Una lezione di dignità di cui si sentiva tanto il bisogno.