[24-03-2011] Neo-ministro indagato per mafia

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Ancora una nomina problematica per questo Governo. È ancora fresca la memoria dell’affaire Brancher (che, nell’estate 2010, fu nominato Ministro solo per permettergli di utilizzare lo scudo del legittimo impedimento in un processo dove era imputato: v. qui i commenti di allora) che arriva, ieri, la nomina a Ministro dell’agircoltura di Francesco Saverio Romano, uno dei “responsabili” (cioè di coloro che nel voto sulla fiducia di dicembre scorso salvarono l’esecutivo).

Dove stanno i problemi? Nel fatto che il neo-ministro è indagato dalla Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Bazzecole. Che però non sono passate inosservate al Presidente della Repubblica. La Costituzione, all’art. 92, prevede che i Ministri siano proposti dal Presidente del Consiglio, ma che siano nominati dal Presidente della Repubblica. Si è discusso, in dottrina, se il ruolo del Capo dello Stato sia meramente formale, o se possa ingerirsi nel merito delle scelte: se, cioè, in sostanza, possa porre veti su alcuni nominativi.

La risposta più corretta è che la scelta sostanziale spetti al Presidente del Consiglio, che è legato, insieme al suo Governo, al rapporto di fiducia con le Camere. Ciò nonostante, il Presidente della Repubblica deve esercitare un controllo.

Nel caso di Francesco Saverio Romano, Napolitano non si è rifiutato di fare la nomina, perché non ha ravvisato “impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego”. Tuttavia il Presidente della Repubblica deve aver avuto un bel mal di pancia, tanto da sentire il bisogno di prendere le distanze dalla scelta di Berlusconi con una nota del Quirinale dove si legge che, viste le indagini in corso su Romano, il Presidente “ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni. Essendo risultato che il giudice per le indagini preliminari non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo, e che sono previste sue decisioni nelle prossime settimane, il Capo dello Stato ha espresso riserve sulla ipotesi di nomina dal punto di vista dell’opportunità politico-istituzionale”.

Parole che pesano come macigni, e che, tradotte, suonano più o meno così: io non voglio esasperare la tensione istituzionale e, pertanto, non mi rifiuterò di nominare Romano. Certo, però, che potevi scegliere un Ministro meno problematico: se, per caso, nelle prossime settimane, il neo-Ministro diverrà imputato, anziché indagato, le istituzioni ne usciranno ancora una volta con le ossa rotte e con una pessima reputazione. Possibile che non ci fosse nessuno di meglio?