[23-03-2011] Moratoria sul nucleare?

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Martedì 22 marzo il Ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ha annunciato una “moratoria” sul nucleare. Più precisamente, pare che nella riunione del Consiglio dei Ministri prevista per mercoledì 23, il Governo dichiarerà di soprassedere per un anno sull’idea di costruire nuove centrali.

Sotto il profilo giuridico la questione è molto interessante. Con il termine “moratoria”, infatti, non si indica un preciso istituto giuridico. Si tratta, semmai, di linguaggio giornalistico. In concreto, dunque, che cosa farà il Governo?

Il 23 marzo scade il termine ultimo per approvare l’ultimo decreto legislativo sul nucleare. Proprio per questo è convocato il Consiglio dei Ministri. Se si vuole la moratoria, dunque, il decreto non verrà approvato? Se così fosse, la delega data dal Parlamento al Governo decadrebbe, non essendo possibile “sospenderla” per un anno. Ma c’è di più: il decreto in scadenza il 23 marzo è solo integrativo e correttivo di un altro decreto sul nucleare già esistente: il n. 31 del 15 febbraio 2010 (v. qui il testo a fronte dei due decreti). Se anche non viene approvato il decreto nuovo, quindi, resta in vigore quello vecchio (con le imperfezioni che il nuovo decreto avrebbe dovuto correggere).

“Moratoria”, dunque, è verosimilmente un’espressione di significato politico: nonostante il quadro normativo esistente, il Governo decide di non procedere alla costruzione di centrali per un anno.

L’altro profilo di rilievo riguarda il referendum abrogativo: il 12 e 13 giugno 2011 saremo chiamati a votare su quattro quesiti referendari, tra i quali anche uno per l’abrogazione del nucleare. Se il Governo approva la “moratoria”, il referendum si tiene ugualmente?

La risposta, con ogni probabilità, deve essere positiva. Immaginiamo alcune ipotesi:

1) il Governo approva il decreto correttivo e, simultaneamente, dichiara la “moratoria” di un anno. In questo caso il referendum si tiene. Potrebbero esserci modifiche formali al quesito, che – quando è stato scritto – non ha tenuto conto del nuovo decreto, all’epoca inesistente;

2) il Governo non approva il decreto correttivo e dichiara la “moratoria” di un anno. Anche in questo caso il referendum si tiene, sul quesito originario.

3) il Governo approva un decreto-legge con il quale dispone la “moratoria” di un anno, sospendendo gli effetti delle norme sul nucleare. Anche in questa ipotesi, peraltro remota e problematica, non sembra possano esserci motivi per rinviare il referendum: la “moratoria” avrebbe solo l’effetto di sospendere temporalmente l’efficacia delle leggi sul nucleare, lasciandole peraltro valide e capaci di produrre effetti alla scadenza della “moratoria”.

Sembra dunque che la strategia del Governo si fondi su elementi politici e non giuridici. Con la conseguenza che il referendum si terrà a prescindere dalla “moratoria”. Che poi le dichiarazioni del Governo possano influenzare gli elettori e disincentivarli ad andare a votare per l’abrogazione del nucleare (ritenendo già sospesa la costruzione delle centrali ad opera della moratoria), è un altro discorso.