[13-03-2011] Celebrating Constitution

di Carla Bassu, docente di diritto pubblico, Università di Sassari

Marzo è ufficialmente il mese delle ricorrenze: dopo l’8 marzo che celebra le donne e prima del 17 che festeggia (con qualche eccezione) l’Unità d’Italia, ecco il 12, designato giorno «a difesa della Costituzione».

Lasciando da parte le considerazioni di ordine politico, il pregio di una manifestazione come questa -  espressione della società civile organizzata (Popolo Viola, Articolo 21, Valigia blu e Libertà e Giustizia) -  è quello di attirare l’attenzione sulla nostra Carta Costituzionale, che è molto più di un documento formale.

La Costituzione, questa sconosciuta: un testo che racchiude lo spirito della Nazione ma che resta ignoto ai più. Un contenuto prezioso, quello della Carta del 1948 su cui si fonda la nostra realtà istituzionale, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (art. 2) – senza riuscire sempre a evitare le sperequazioni – che favorisce lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, salvo poi assistere all’esodo dei cervelli in fuga.

Centotrentanove articoli che dovrebbero rispecchiare un’immagine fedele del nostro Paese ma che spesso, purtroppo, rappresentano solo un ideale, un’aspirazione, un voler essere.

L’Italia dei costituenti è la Repubblica democratica, una e indivisibile, che riconosce e promuove l’espressione delle autonomie locali (art. 5); che è fondata sul lavoro (art. 1) e riconosce al lavoratore il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità delle prestazioni svolte e comunque sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. L’ordinamento che agevola la famiglia e protegge la maternità (art. 31), che prevede che le condizioni di lavoro debbano consentire alle donne l’adempimento della essenziale funzione familiare e garantire a madre e figli una speciale e adeguata protezione. La democrazia in cui tutti sono chiamati a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva.

Ma l’Italia scritta in Costituzione non è il Paese in cui viviamo.

La Costituzione esprime un patrimonio comune e condiviso, che prescinde dagli orientamenti politici. Ben venga la ribalta conquistata dal dibattito sulle riforme, se serve a gettare luce sugli elementi caratterizzanti la nostra Repubblica. La Costituzione rappresenta la base della piramide della conoscenza di un popolo e dovrebbe essere conosciuta da tutti, a livello  trasversale e diffuso.

Così come non si può fare a meno di conoscere i dati personali segnalati nei nostri documenti di riconoscimento, si dovrebbe avere coscienza dei principi e dei valori indicati nella Costituzione, che  è la Carta di identità della nostra democrazia.