[09-03-2011] Art. 140 Cost.: “Abbiamo scherzato”

di Mattia Crucioli, avvocato

Ad ogni angolo delle nostre strade c’e’ qualcuno che chiede l’elemosina: eppure la Repubblica si e’ assunta il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta’ e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della personalita’ umana” (art. 3 Cost.).

Il nostro sistema produce una certa quota di poveri e alienati, abbandonati in massima parte a se stessi o alla carita’ di alcuni: eppure la Repubblica “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarieta’ politica, economica e sociale” (art. 2 Cost.).

Associazioni caritatevoli evitano il peggio distribuendo cibo, coperte e buoni doccia a eserciti di barboni e gente in difficolta’: eppure “ogni cittadino inabile o sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale” (art. 38 Cost.).

Dette norme sono sufficientemente chiare e sostenere che esse siano “programmatiche” non puo’ nascondere il fatto che le stesse siano, abitualmente, disattese.

Leggendo la Costituzione tutta d’un fiato non puo’ non sorgere il dubbio che il disegno di fondo fosse differente da quello attuato.

Ma nessuno discute le alternative possibili.

La politica ed anche il popolo e persino gli intellettuali non mettono in discussione, non immaginano, non rischiano.

Se una rivoluzione o qualche cambiamento radicale facesse cessare l’assuefazione a certi fenomeni – come ad esempio accattonaggio, prostituzione, disoccupazione – probabilmente ci chiederemmo come essi potessero essere tollerati con indifferenza e senza vergogna.

E se si ritiene che intanto non ci si puo’ fare niente (o, più onestamente, che non si vuole rinunciare al superfluo e sopportare i sacrifici necessari a sconfiggerli), allora si ammainino le norme utopiche della Costituzione vigente o almeno si abroghi l’art. 54 secondo cui “tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione”.