[06-03-2011] Serve un’Authority per la sicurezza sul lavoro

di Maurizio Del Conte, docente di diritto del lavoro, Università Bocconi

L’art. 32 della Costituzione tutela il valore fondamentale della salute di ogni cittadino. E, tuttavia, questo diritto viene quotidianamente messo in gioco proprio nell’esercizio di un altro diritto fondamentale: il lavoro. L’occasione di lavoro è anche occasione di esposizione a rischi per la salute. Non è un caso che già il codice civile, all’art. 2087, avesse obbligato il datore di lavoro ad adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Misure che, tuttavia, non hanno impedito che in Italia, soltanto negli ultimi dieci anni, ci siano stati oltre diecimila morti bianche e circa dieci milioni di infortuni. Nessun settore è al riparo da rischi. Basti pensare che circa la metà degli infortuni mortali sono conseguenza di incidenti nel percorso da casa al lavoro. Fortunatamente, si registra ormai da tempo una costante diminuzione degli eventi infortunistici, sia lievi che fatali. Ma, in termini assoluti, siamo ancora di fronte a cifre che non possono essere accettate come fisiologiche. L’obiettivo delle zero vittime è una utopia che si ha il dovere costituzionale di perseguire. Molto è stato fatto a livello normativo, sia in termini di prevenzione che di repressione, ma i progressi sin qui ottenuti non sono sufficienti. E il previsto massiccio ingresso nel nostro paese di immigrati nordafricani che, in larga parte, andranno ad ingrossare le file del lavoro irregolare privo di ogni tutela, rischia di invertire la tendenza. Se poi, come è auspicabile, la ripresa dell’economia mondiale dovesse far ripartire di slancio industria ed edilizia, le vittime del lavoro potrebbero aumentare drammaticamente.

Come far fronte, allora, a questa emergenza? Le leggi non mancano: è del 2008 il testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il vero problema è fare in modo che la disciplina di legge venga rispettata e che si affermi una cultura della sicurezza ancora oggi poco diffusa, soprattutto nelle piccole e piccolissime imprese. Pur non dovendosi mai abbassare la guardia nella tradizionale attività di vigilanza e repressione, ad essa si dovrebbero affiancare strumenti nuovi. Un segnale forte, in questo senso, potrebbe venire dalla istituzione di una sorta di difensore civico per il lavoro: una autorità indipendente che, oltre ad avere poteri di vigilanza, funga da terminale per segnalazioni su sospette carenze in materia di sicurezza, ricorso a forme di lavoro di dubbia regolarità, turni di lavoro eccessivi e, in genere, ogni forma di malpractice nella gestione del personale. Alla autorità garante dovrebbe essere attribuita la funzione di stilare dettagliate linee-guida, valutare le segnalazioni dei cittadini ed emanare specifici provvedimenti nei confronti delle imprese non virtuose. Un organismo super partes, autorevole e vicino ai cittadini, contribuirebbe a mantenere il lavoro nella legalità, tenendolo così lontano dai tribunali e dalle infermerie.