[01-03-2011] Presidente: dietro alla lavagna!

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Silvio Berlusconi, nel suo discorso all’assemblea dei “cristiano riformisti”, ha violentemente attaccato gli insegnanti pubblici ed il sistema della scuola pubblica. Lo ha fatto usando toni che, quasi, ricordano la Dichiarazione di indipendenza americana (“life, liberty and the pursuit of happiness”). Si ispirerà forse agli Stati Uniti, viene da chiedersi?

“Crediamo nell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare se stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruire con le proprie mani il proprio futuro, di poter educare i figli liberamente, e liberamente vuol dire di non essere costretto a mandarli a scuola in una scuola di stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell’ambito della loro famiglia”. Questo ha detto Berlusconi.

Forse non gli è chiaro che non c’è alcun obbligo a mandare i figli nella scuola pubblica. E forse nemmeno che la scuola pubblica è una delle grandi conquiste dello Stato sociale: l’accesso all’istruzione non è più, come nell’Ottocento liberale, un lusso riservato a chi ha i mezzi per pagarlo. Al contrario, la scuola è “aperta a tutti”, come recita l’art. 34 della Costituzione. E, al tempo stesso, i privati “hanno diritto” di istituire scuole. Arriva tardi, dunque, il Presidente del Consiglio.

Semmai ci sarebbe da pensare seriamente ad una riforma della scuola pubblica, garantendo maggiori risorse, migliori strutture (l’edilizia scolastica è uno degli scandali di questo Paese), maggiori stipendi agli insegnanti (che si trovano a fronteggiare, come tutti i dipendenti pubblici, un lungo blocco degli stipendi, a mo’ di contributo alla crisi, quando nel privato c’è un’evasione fiscale imbarazzante).

Forse non è chiaro che il futuro del Paese non si costruisce a colpi di fiducia con manovre dell’ultim’ora, ma si costruisce sul lungo periodo e con pazienza, garantendo alle giovani generazioni un’istruzione solida.

Forse il Presidente del Consiglio non ha ascoltato il recente Discorso sullo stato dell’Unione del Presidente degli Stati Uniti d’America (del 25-1-2011).

Davanti al Congresso, Barack Obama ha presentato un ambizioso progetto di riforma della scuola pubblica: “Race to the Top”. Ed ha concluso: “Dico ad ogni giovane che sta ascoltando questa sera e che sta riflettendo sulle proprie scelte di carriera: se vuoi fare la differenza nella vita della nostra Nazione; se vuoi fare la differenza nella vita di un bambino – diventa un insegnante. Il tuo Paese ha bisogno di te”.

Com’è lontana l’America….