[15-02-2011] Non è il Governo che scioglie le Camere

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Silvio Berlusconi ha ragione quando dice che Napolitano non ha intenzione di sciogliere le Camere. Ma non è una grande scoperta: il Presidente della Repubblica è sempre stato chiaro sul punto e ha sempre affermato che la legislatura andrà avanti finché ci sarà un governo che ha la fiducia del Parlamento. Lo disse già nella scorsa estate, ipotizzando anche la formazione di esecutivi diversi da quello attuale.

Silvio Berlusconi ha torto, invece, quando afferma che la Costituzione richiede il parere del Presidente del Consiglio, per poter disporre lo scioglimento delle Camere: semplicemente, non è vero.

L’Assemblea costituente, scrivendo l’art. 88 della Costituzione, scelse consapevolmente una formulazione elastica. La discussione sul modello da adottare fu serrata e il risultato fu una norma di compromesso, in grado di adattarsi alle mutevoli esigenze della vita istituzionale. Si dice solo che il Presidente della Repubblica può sciogliere anticipatamente le Camere, dopo averne sentito i Presidenti.

Certo, il prezzo da pagare all’elasticità è quello della vaghezza, cioè dei contorni poco chiari del significato della norma. Ciò ha portato i costituzionalisti a posizionarsi intorno a tre tesi principali: molti sostengono che lo scioglimento sia un atto rimesso alla volontà del solo Presidente della Repubblica, alcuni (ormai pochi) sostengono che, al contrario, la scelta di andare al voto spetti al governo in carica, altri parlano invece di un atto complesso, che coinvolge sia il Presidente della Repubblica, sia il Presidente del Consiglio.

L’esperienza comparata non aiuta, dal momento che esistono sistemi di un tipo e dell’altro. Certo, è da dire, il modello più importante è quello Westminster, dove lo scioglimento è un potere nella disponibilità del governo, che può decidere strategicamente se aspettare la fine della legislatura o se votare in un momento ad esso più favorevole. Questo modello, tuttavia, era ben presente ai nostri Costituenti, eppure non lo hanno raccolto. Sotto questo profilo, la Costituzione italiana disegna un equilibrio unico, che vede nel Presidente della Repubblica l’ultimo garante del corretto svolgimento della vita delle istituzioni, con un ruolo ben al di là di quello di “notaio”, che pure alcuni gli vorrebbero riservare.

Cosa accadrà, dunque? Se la maggioranza si rafforzerà, non vi sarà scioglimento anticipato. Il problema, invece, si porrà se il governo si mostrerà sempre più zoppicante, non riuscendo a fare approvare i provvedimenti dal Parlamento, a prescindere dalla formalizzazione di una questione di fiducia. In questo caso la crisi verrà dalla stessa maggioranza, o perché alcune forze politiche ritireranno l’appoggio (potrebbe essere il caso della Lega), o perché il Presidente del Consiglio, snervato e sotto il fuoco delle Procure, cercherà di utilizzare le elezioni anticipate come un appello al popolo di stampo bonapartista, giocandosi il tutto per tutto. Non sarà certo il Presidente della Repubblica a forzare la mano per far cadere il governo. Né la spallata definitiva arriverà dall’opposizione, che sembra troppo debole e divisa per un atto di coraggio.

Se Berlusconi cadrà, dunque, cadrà dall’interno. Solo a quel punto entrerà in gioco il Presidente Napolitano, per verificare se esistono le condizioni per formare un nuovo governo (anche con compiti limitati, come quello di cambiare la legge elettorale), oppure se è indispensabile tornare al voto prima del tempo.

Una curiosità: se Napolitano vorrà sciogliere, dovrà prima consultare il Presidente della Camera. Cioè Gianfranco Fini, che non più tardi di due giorni fa ha implicitamente ammesso l’incompatibilità della sua condizione di leader politico di “opposizione” e di presidente di un ramo del Parlamento. Il parere di Fini non è vincolante per Napolitano, ma questa circostanza evidenzia la delicatezza del momento istituzionale che ci attende e l’importanza del ruolo di garanzia che il Presidente della Repubblica è chiamato a svolgere.

(pubblicato sul Secolo XIX del 15-02-2011)