[14-02-2011] Non facciamoci strumentalizzare

di Carla Bassu, docente di diritto pubblico, Università di Sassari

Non importa quante siano esattamente le persone che ieri sono scese in piazza nel nome della dignità delle donne: l’ondata pacifica che ha invaso le città italiane rende evidente che si è trattato di un fenomeno di massa, espressione di un malessere dirompente.

L’evento è stato liquidato da alcuni come una contestazione funzionale alla campagna antigovernativa, ma questa è un’interpretazione riduttiva che non può essere accettata. Non è concepibile che le donne siano strumentalizzate anche nel momento in cui contestano la strumentalizzazione di cui sono fatte oggetto.

Quella del 13 febbraio non è una manifestazione di partito ma presenta comunque una forte caratterizzazione politica. I manifestanti (di entrambi i sessi) hanno espresso chiaramente un messaggio politico: rifiutiamo il modello di donna che – a vario titolo – dilaga nei media italiani e siamo qui per rappresentarne uno alternativo.

La rivendicazione è legittima, ha poco a che fare con la vita privata o la politica del premier e  riguarda in generale la considerazione della figura femminile nella nostra società.

E’ vero che non c’è bisogno di un’attestazione formale per certificare le eccellenze femminili che figurano nei settori più diversi e rappresentano un’evidenza sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, ogni generazione ha bisogno di modelli e quelli trasmessi oggi, nel nostro Paese, dai mass media e talvolta dalla politica, non sono positivi e  non possono essere sdoganati.

Il messaggio del corpo esposto e utilizzato come fine per il conseguimento del successo è fuorviante e non rappresenta la maggioranza delle donne che fanno delle doti intellettuali e del lavoro il proprio punto di forza. D’altra parte è un’immagine che non fa onore agli uomini che dovrebbero per primi sentirsi offesi dal ritratto caricaturale che li vorrebbe irrimediabilmente inebetiti di fronte all’esibizione di grazie muliebri.

Ieri è andata in scena una guerra dei modelli ed è stato inviato un messaggio politico che dovrebbe essere raccolto e portato in Parlamento in forma di una proposta di legge finalizzata ad attuare il dettato costituzionale in tema di dignità della persona, uguaglianza tra uomini e donne e pari opportunità.

Nell’attesa che le opportune voci istituzionali (ora piuttosto distratte) si occupino della questione, si potrebbe riproporre lo spirito di coesione espresso domenica nella promozione di iniziative di sensibilizzazione e discussione che portino l’opinione pubblica – per esempio – a chiedersi perché le trasmissioni televisive dei canali pubblici e privati, in qualsiasi fascia oraria, propongano figure femminili nella maggior parte dei casi totalmente decontestualizzate ed estranee al concept del programma, mute e ridotte a funzioni ornamentali. La risposta a questa domanda, data da chi si occupa di palinsesti, è che «così vuole il mercato»; possiamo dimostrare che sbagliano usando il nostro potere commerciale per dimostrare che il modello vincente è quello della donna soggetto.