[08-02-2011] Tra i due litiganti, il terzo (polo) gode

di Angelo Soragni Junior, dottorando, Università Bocconi

Qualche giorno fa a Todi (Perugia), il coordinamento parlamentare delle forze politiche centriste, tra le quali il Fli di Gianfranco Fini, l’Udc di Pierferdinando Casini e l’Api di Francesco Rutelli, ha ufficialmente dato vita al “Nuovo Polo per l’Italia”, il cosiddetto Terzo Polo.

Un insieme di forze, provenienti dal centro-destra e dal centro-sinistra, capaci a oggi di circa 100 parlamentari e, in numerosi sondaggi, di circa il 15% delle future intenzioni di voto dei cittadini italiani.

Una percentuale che, checché ne dicano gli esponenti dei due storici duellanti poli, risulterà senza ombra di dubbio determinante per i futuri assetti politici ed esiti elettorali nel paese.

A seguito della riforma elettorale del 2005, a partire dalle politiche del 2006 non vige più nel nostro paese un sistema maggioritario di elezione con collegi uninominali a turno unico, capace di dare una sostanziale maggioranza alla coalizione vincitrice della consultazione elettorale, ma un sistema proporzionale con premio di maggioranza per entrambe le aule parlamentari.

Qui sorge il problema; mentre a Montecitorio la ripartizione dei seggi tra le coalizioni appare molto chiara, alla luce di un lauto premio di maggioranza nazionale che, seppur opinabile nel quantum, rende merito alla coalizione uscita vincitrice dalle consultazioni assegnando alla stessa il pieno controllo della Camera dei Deputati in termini numerici (il 55% dei seggi), ciò non è del tutto scontato per quanto riguarda il riparto a Palazzo Madama.

Il premio di maggioranza regionale, vigente per l’elezione del Senato, come già assistito nel 2006, non garantisce matematicamente alla coalizione uscita vincitrice dalle urne, un controllo effettivo dell’aula.

Pertanto, a partire dal 2005, a un bicameralismo perfetto, storicamente presente nel nostro paese e mai cancellato, nonostante gli innumerevoli tentativi di riforme costituzionali per snellire il sistema, non si collega più (come dovrebbe) una modalità di assegnazione dei seggi perfettamente identica, come invece avveniva in passato, aspetto sempre conservato anche dalle modifiche apportate alla legge elettorale susseguitesi dal 1948, seppur con il vincolo costituzionale, della ripartizione su base regionale per il Senato della Repubblica.

Questo aspetto crea evidentemente la possibilità per il Terzo Polo di risultare determinante per la formazione dei futuri governi del paese, nel caso non si modifichi la legge elettorale.

Senza scomodare la tanto auspicata ed agognata legge elettorale alla tedesca con sbarramento al 5% e formazione delle coalizioni all’esito delle consultazioni, lo sbarramento al 4% nazionale della Camera dell’attuale legge italiana, ma soprattutto lo sbarramento regionale all’8% del Senato, permetterà a questa nuova coalizione di risultare determinante in futuro, soprattutto alla Camera alta, anche con esiti elettorali poco soddisfacenti per la stessa.

La coalizione di centro-sinistra o di centro-destra vincitrice sarà sempre costretta, vuoi per conservare la maggioranza, vuoi per raggiungerla e dare stabilità al nominando Governo, a scendere a patti con il nuovo Terzo Polo.

Potrebbe capitare un po’ quello che, in svariate occasioni, è capitato al Partito Liberal Democratico tedesco (FDP) nei decenni passati, risultato determinante per la formazione degli esecutivi tedeschi a guida cristiano democratica (centro-destra) piuttosto che a guida social democratica (centro-sinistra).

Concludendo, senza una seria riforma elettorale, la formazione del cosiddetto Terzo Polo renderà ancora più difficile raggiungere, per le altre due storiche e più forti coalizioni, la maggioranza al Senato, concretizzando de facto una situazione alla “tedesca” senza la necessità di modificare la legge elettorale in tale direzione, come invece più volte in passato suggerito, proprio da forze come quella dell’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, oggi appartenenti al Nuovo Polo per l’Italia.