[31-01-2011] Art. 41 Cost.: tanto rumore per nulla

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Finalmente abbiamo trovato la radice di tutti i mali italiani, il macigno che opprime la crescita e lo sviluppo e condanna il Paese all’arretratezza. Si tratta dell’articolo 41 della Costituzione. Il Presidente del Consiglio ieri ha rotto gli indugi: basta, per dare nuovo slancio al Paese bisogna riformare l’art. 41 della Costituzione!

Già nel prossimo Consiglio dei Ministri si discuterà una bozza di riforma. Possiamo tirare un sospiro di sollievo: questione di giorni, e poi – d’incanto – si potrà fare tutto quello che non si poteva fare, tutto quello che era difficile diventerà un gioco da ragazzi. Insomma, non proprio: la riforma di un articolo della Costituzione deve passare dal Parlamento ed essere approvata con tempi lunghi e maggioranze elevate. Due elementi di cui l’attuale esecutivo non sembra disporre. Non è dunque verosimile che nell’attuale legislatura si riesca ad approvare una modifica della Costituzione.

Ma rallegriamoci: almeno abbiamo individuato la causa dei nostri mali! Non saremo in grado di curarla, ma almeno la chiameremo per nome.

Siamo sicuri? L’art. 41 della Costituzione recita così:

«L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità; sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali».

Una norma chiaramente sovietica, non c’è che dire! Con questa zavorra il nostro Paese non potrà mai essere moderno e competitivo.

Ma siamo seri! Nessuno ha bisogno dell’ennesimo proclama. L’art. 41 non dà fastidio a nessuno. Forse non è una bellezza, forse si potrebbe anche migliorare, ma – davvero – è incapace di far del male. I Costituenti scelsero una formula assai ampia, lasciando al legislatore ampi margini di libertà per riempire di contenuti la cd. Costituzione economica. L’art. 41 è tanto sovietico da essere passato indenne al ciclone rappresentato dall’integrazione europea: i Trattati degli anni Novanta hanno imposto un modello liberista e concorrenziale che ben si è accasato sotto l’ombrello dell’art. 41 della Costituzione.

Se la burocrazia esplode, dunque, non è colpa della Costituzione, bensì del legislatore, che non è in grado di approvare riforme organiche e reali misure di semplificazione. Silvio Berlusconi era il leader della maggioranza più ampia che la storia parlamentare avesse mai visto. Ora molte cose sono cambiate. Ma ciò non toglie che in questi due anni aveva non solo la possibilità, ma anche il dovere di adottare i provvedimenti di semplificazione che ora proclama. Ed è chiaro che se non è riuscito ad approvare leggi ordinarie con una maggioranza enorme, meno che mai riuscirà ad approvare una legge costituzionale con una maggioranza così incerta.