[29-01-2011] Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu!

di Carla Bassu, docente di Diritto pubblico, Università di Sassari

A parere della Giunta per le autorizzazioni della Camera la condotta del Presidente Berlusconi nella vicenda Ruby è stata motivata da esigenze di natura istituzionale e dunque la competenza a vagliare la legittimità di tale comportamento spetta non alla magistratura ordinaria, bensì al Tribunale dei Ministri.

Pur dando per assodata la buona fede del premier, che si professa convinto del legame di sangue esistente tra la sua giovane amica e il Presidente egiziano Mubarak (che peraltro sta vivendo in Patria giorni difficili), la motivazione della giunta mi coglie di sorpresa. Ignoravo, infatti, che tra i compiti del Presidente del Consiglio rientrasse quello di intercedere sulle nostre Forze dell’ordine a favore di parenti di colleghi stranieri accusati di reati comuni.

È proprio vero che non si finisce mai di imparare.

Si sa anche che spesso gli italiani sono più fedeli agli obblighi familiari che a quelli costituzionali e, a voler aderire alla versione ufficiale, il premier si sarebbe comportato da genitore comprensivo e solidale con l’illustre zio nordafricano, consapevole di cosa può voler dire tenere famiglia.

Senza voler entrare nel merito della già sovraesposta vicenda giudiziaria, mi pare opportuna una riflessione sul giudizio espresso dalla maggioranza della Giunta che, espressione delle forze politiche attualmente al governo (PdL, Lega e Responsabili), ha (prevedibilmente?) sposato la posizione espressa dai difensori del premier.

All’epoca del tramonto della Prima Repubblica, l’approccio iper garantista e auto conservativo adottato dai parlamentari nei confronti dell’immunità parlamentare e dell’autorizzazione a procedere ha determinato nella cittadinanza scossa da Tangentopoli un sentimento di rifiuto per uno strumento concepito a salvaguardia dell’attività politica di deputati e senatori. Oggi la tendenza è inversa, si diffida del sistema giudiziario che viene percepito come un avversario o nemico politico, non come un potere costituito.

L’attuale configurazione del nostro Parlamento fa sì che chi ha la maggioranza per governare ha – presumibilmente – anche la maggioranza per negare l’autorizzazione a procedere. Si tratta di una posizione legittima ma innegabilmente politica.

La scelta finale spetta all’aula ma non è escluso che sia necessario, ancora una volta, l’intervento della Corte costituzionale: il conflitto tra i poteri è già una realtà.