[27-01-2011] Memoria e futuro

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Se possiamo godere di tutto quello che ci circonda, è merito di chi ha sacrificato la sua vita per noi. Questo il concetto ripetuto più di una volta da Barack Obama nel discorso sullo stato dell’Unione di due giorni fa. Mi ha colpito vedere repubblicani e democratici seduti insieme, applaudire insieme, dedicare al presidente, insieme, numerose standing ovation.

Se possiamo godere di tutto quello che ci circonda, è merito di chi ha sacrificato la sua vita per noi. Questo dobbiamo ripetere noi italiani oggi, 27 gennaio, giorno della memoria delle vittime dell’Olocausto, del nazismo e del fascismo. Come disse Piero Calamandrei

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

Ecco, la memoria quale prima condizione per costruire la società del futuro.

Gli Stati uniti, terra di contraddizioni, trovano sempre un punto di comunione nel valore della patria e della bandiera, non astrattamente intese, ma simboli dei soldati e dei cittadini caduti per difendere la libertà della nazione. Si potrebbe scrivere sui limiti di questa prospettiva e sul suo carattere autoreferenziale e, secondo alcuni, “imperialista”. Resta il fatto che – come ha mostrato il discorso sullo stato dell’Unione – gli Stati uniti sanno, nei momenti di difficoltà, mettere da parte le divisioni interne e progettare il futuro intorno a valori comuni. Valori che, appunto, si fondano sulla memoria dei sacrifici di chi non c’è più.

Com’è lontano, il nostro Paese. L’unica memoria che oggi conta è quella di quanto accadeva nelle ville del Presidente del Consiglio, e quella della storia personale di deputate che furono igieniste e ballerine.

Eppure, oggi, un Paese che voglia avere futuro dovrebbe rimanere in silenzio, e stringersi nel ricordo di chi ha – volontariamente o meno – sacrificato la propria vita sull’altare della follia autoritaria. Chi di noi non ha sentito raccontare di un parente o di un conoscente strappato alla famiglia e caricato su un carro verso l’Olocausto? Sono tutti morti invano? È questa la libertà, e questa la democrazia che speravano alla fine dei regimi? È così che onoriamo il loro sacrificio?

Solo con la memoria del passato si può costruire il futuro. Solo un’Italia meno effimera e d’occasione, che dia valore alle proprie radici, può dare un futuro migliore a chi verrà.