[23-01-2011] Good morning, Italia

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

È davvero raro, a New York, conversare con un tassista. Normalmente si scambiano due parole per dire la destinazione, facendo a gara per chi pronuncia peggio. Ma ieri uno mi ha chiesto da dove vengo. Dall’Italia, gli ho detto. Tant’è, sono sempre orgoglioso di dire che vengo dall’ITALIA, e non da chissà dove. Lui è scoppiato in una fragorosa risata, durata lo spazio di due blocks, per poi dirmi: Berlusconi, ladrón! Do you understand? Ladrón! And goes with teens! Ho scoperto che lui è greco, ma ha lasciato definitivamente la sua terra negli anni Sessanta. Gli ho detto che anche loro non se la passano granché bene. E lui: you have to take the money from Berlusconi and give it to greek people! E giù a ridere.

Ora, forse non era l’interlocutore più qualificato e non sembrava un esperto di sistemi politici comparati. Poco importa: questa, in soldoni, è l’immagine che il nostro Paese dà di sé in giro per il mondo. In questi giorni, all’estero si soffre. Tutti ti chiedono, qualcuno ti dice che non c’è da stupirsi che succedano certe cose nei Paesi “latini”, altri parlano di una nazione fragile e non capiscono come gli italiani possano accettare tutto questo, se non perché – in fondo in fondo – lo giustificano.

Cerco di chiarirmi alcune idee in tre punti:

1) abbiamo appreso, nelle ultime settimane, che il Presidente del Consiglio avrebbe commesso alcuni gravi reati: sarebbe chiamato a rispondere sia per prostituzione minorile, sia per concussione (per la nota vicenda “nipote-di-Mubarak”…). Grave, molto grave. Speriamo che non sia un bluff e che gli inquirenti abbiano seri elementi per sostenere queste accuse e che tutto trovi presto il suo naturale sbocco in un’aula di giustizia.

2) a parte le considerazioni sui profili che configurano reato (sulle quali, appunto, Berlusconi deve rispondere e per le quali può avere gravi responsabilità giuridiche), la domanda è anche questa: il Presidente del Consiglio, o altra persona che ricopre importanti cariche pubbliche, ha diritto al rispetto della privacy come un normale cittadino, oppure può essere radiografato e scrutato in ogni più buio ed oscuro angolo della sua esistenza? A me verrebbe, di primo acchito, da rispondere che la privacy degli uomini delle istituzioni deve essere tutelata “quasi” come per gli altri, soprattutto quando se ne stanno a casa propria. Questa è una risposta giuridico-formale. È anche vero, però, che chi guida un Paese deve (dovrebbe) essere un esempio da seguire. Se, quindi, a torto o a ragione, emergono circostanze di dubbia moralità, l’interessato dovrebbe sentire il dovere di chiarire, di rassicurare. Dovrebbe voler incarnare il senso medio di moralità del Paese che lo ha scelto come guida. Altrimenti, sparire dalle scene pubbliche.

3) mi chiedo, anche, se sia normale che siano rese note trascrizioni integrali e dettagliate di atti giudiziari. Chi ha fornito le informazioni? Cosa significa “ambienti vicini alla Procura assicurano che”, o simili frasi che leggiamo su tutti i giornali? Che una escort, per i più diversi motivi, decida di andare in TV a raccontare dei suoi rapporti con il Presidente del Consiglio è avvilente, ma è giuridicamente irrilevante. Che questi racconti filtrino dalle Procure della Repubblica è altrettanto avvilente, e pure illegittimo. Detto altrimenti: tutti i giornali rivelano dettagli che sembrano stralci delle fantasie di un regista porno. Non sono convinto che sia “fisiologico” che simili notizie vengano rese pubbliche. Cioè: non quelle che provengono da atti di indagine.

Per chiudere: è molto triste, per me, in questi giorni, osservare l’Italia dagli Stati Uniti. Da qui ci si rende conto di quanta grandezza ha il nostro Paese, di quanto sia splendido viverci e di quanto la cultura italiana possa essere un faro assoluto sullo scenario internazionale. Verrebbe da dire a tutti: venite in Italia, guardate verso l’Italia! Ma, purtroppo, qui adesso arriva l’immagine di un Paese debole e fragile, con una guida politica anomala, moralmente corrotta e affaristica, con un patologico scontro tra poteri, con una magistratura troppo spesso protagonista e un’opposizione risibile che chiede a Berlusconi di andare a casa ma, sotto sotto, spera che ciò non accada perché non saprebbe che pesci prendere. Ma, soprattutto, con una società civile inspiegabilmente tollerante e, pertanto, complice di questo scempio.

Direi che è giunto il momento di cambiare. Chiediamoci cosa possiamo fare per il nostro Paese. E facciamolo in fretta.