[18-01-2011] Il saluto fascista può essere goliardico?

di Arianna Pitino, docente di diritto Pubblico, Università di Genova

In questi giorni Genova sembra essere diventata l’epicentro di grandi e piccoli terremoti istituzionali. Vive qui, infatti, Ruby, la ragazza marocchina che con le sue dichiarazioni rischia di costringere alle dimissioni il Presidente del Consiglio italiano, accusato di reati molto gravi dalla magistratura. Proprio oggi, invece, è stata resa pubblica la fotografia di Giovanni Arena (Pdl), Assessore nel Comune di Rapallo, immortalato mentre imita il saluto fascista insieme a dei nostalgici della Repubblica di Salò, alcuni dei quali sfoggiano tanto di uniforme sventolando la ben nota bandiera. Ciò accadeva il 28 aprile del 2010, vale a dire nel 65° anniversario della morte di Benito Mussolini. I due avvenimenti, apparentemente lontani l’uno dall’altro, mostrano invece un profilo comune. Anche la vicenda di Rapallo vede infatti come protagonista un esponente delle Istituzioni il quale – chiamato a rispondere di un comportamento che, oltre a essere istituzionalmente deprecabile, rischia anche di avere un rilievo penale – si difende in maniera grottesca – quasi stupito – rimanendo saldamente al suo posto.

Eppure risale al 20 giugno 1952 la legge n. 645 che dà attuazione alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione la quale vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In particolare l’art. 4, c. 2 di questa legge prevede che il reato di apologia del fascismo vada contestato a “chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. La Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 1957 ha poi ristretto l’ambito di applicazione dell’art. 4 al fine di renderlo compatibile con l’art. 21 Cost. sulla libertà di manifestazione del pensiero, dichiarando che “l’apologia del fascismo, per assumere carattere di reato, deve consistere non in una difesa elogiativa, ma in una esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista”.

Più di recente, però, la prima sezione della Corte di Cassazione ha avuto modo di occuparsi del “saluto fascista” (sent. n. 25184 del 2009) in un caso riguardante un tifoso ultrà che, dopo essersi prodigato in tale gesto, aveva dichiarato di averlo fatto con intenti scherzosi. La Cassazione, nel ribadire la condanna, ha dichiarato che il “saluto romano” costituisce una manifestazione esteriore, che rimanda, per comune nozione storica, all’ideologia fascista, e quindi ad una ideologia politica “sicuramente non portatrice dei valori paritari e di non violenza, ma, al contrario, fortemente discriminante ed intollerante”, ad un regime totalitario che ha emanato, tra l’altro, leggi di discriminazione dei cittadini per motivi razziali (in questo vi è anche un richiamo alla legge n. 205 del 1993, cioè alla c.d. legge Mancino).

Certo, ben ci si potrebbe domandare come mai l’allegra vivacità di un ultrà calcistico debba essere sanzionata, mentre il gesto goliardico – come lui stesso l’ha definito – di un Assessore comunale della Repubblica italiana dovrebbe restare impunito. Ma rispondere a tale interrogativo non è compito nostro, spettando, semmai, alla magistratura.

Ciò non toglie, tuttavia, che simili comportamenti dovrebbero almeno dare origine alle immediate dimissioni di chi li ha posti in essere, il tutto corredato da un più che solido apparato di scuse. E a nulla dovrebbe valere il fatto che – come dichiara sempre l’Assessore – la foto riguarderebbe un contesto privato, non soltanto perché è pubblico il luogo dove è stata scattata (la scalinata di una chiesa), ma anche perché il confine tra pubblico e privato di un esponente delle Istituzioni è inevitabilmente più sottile di quello riconosciuto a qualsiasi altro cittadino che non ricopra cariche definite, non a caso, pubbliche.

Invece, non solo tutto questo non accade, ma lo stesso Assessore arriva a sostenere che quello nella foto non sarebbe un saluto fascista ma soltanto un “ciao con la mano”, travisato a causa di uno sfortunatissimo “fermo immagine” che avrebbe ritratto ben otto persone con il braccio destro e le punte delle dita ben tese verso l’alto nel medesimo, precisissimo istante. Ma per favore!