[14-01-2011] La Corte boccia l’immunità

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

È andata a finire nel modo migliore: la Corte costituzionale, ancora una volta, ha fatto il suo mestiere, indifferente alle pressioni e lontana anni luce dalle accuse di essere politicamente orientata. Con la sentenza sul legittimo impedimento la Corte riporta l’ordinamento alla normalità, senza uno scudo speciale predisposto dal Presidente del Consiglio a suo uso e consumo.

Per le analisi tecniche dovremo aspettare un mesetto, il tempo necessario a scrivere e depositare la sentenza. Ma lo stringato comunicato stampa diffuso ieri sera dalla Corte ci dice già molto. È paradossale sentire alcuni Ministri della Repubblica parlare di “rovesciamento dei cardini della Costituzione”, e addirittura “dell’ordine democratico”. La sentenza della Corte si muove proprio nella direzione opposta: quella di normalizzare gli equilibri istituzionali, bilanciando le esigenze degli uomini di governo di fare il proprio mestiere e quelle dei giudici di poter celebrare i processi allo stesso modo nei confronti di tutti i cittadini. A posteriori, è ancora più condivisibile la scelta del Presidente Ugo De Siervo di spostare la decisione sul legittimo impedimento da dicembre a gennaio: lontano dai giorni caldi del voto di fiducia, la Corte ha semplicemente fatto prevalere la Costituzione su tutto il resto. È auspicabile che lo spirito che permea questa decisione contagi, da un lato, il Presidente del Consiglio e i suoi mastini, dall’altro quei magistrati che a volte sembrano indulgere al desiderio di usare la giustizia come arma politica.

Con riferimento alla decisione della Corte, una cosa dev’essere chiara: nel gergo giuridico si parla di accoglimento parziale, o ancora di sentenza interpretativa: la sostanza, però, è quella di una netta sconfitta per le tesi del Presidente del Consiglio. A larga maggioranza, infatti, i giudici della Consulta hanno svuotato dall’interno il grande scudo in difesa del premier e dei suoi ministri: non è conforme a Costituzione che il legittimo impedimento venga “autocertificato” dal diretto interessato, non è conforme a Costituzione che il legittimo impedimento possa durare per sei mesi continuativi, rinnovabili all’infinito. Al contrario, le disposizioni speciali per gli uomini di governo devono essere interpretate in conformità al codice di procedura penale, che disciplina i casi di legittimo impedimento per i cittadini “comuni”. E la valutazione della serietà dell’impedimento è rimessa al giudice del processo, e non a Palazzo Chigi.

Alla luce della sentenza della Corte, è ancora da celebrare il referendum abrogativo proposto dall’Italia dei valori? Formalmente resta in piedi. Nella sostanza, però, poco importa. Lo sforzo di “normalizzazione” compiuto dalla Corte costituzionale, agganciando il legittimo impedimento per gli uomini di governo a quello generale previsto dal codice, infatti, svuota l’iniziativa referendaria di gran parte del suo significato.

Altro che soluzione pasticciata, come ha detto qualcuno. Altro che decisione salomonica: la Corte è stata assai chiara nel dichiarare incostituzionale la previsione di un’immunità per i membri del Governo. Ciò, del resto, si pone in continuità con gli orientamenti che la Corte aveva manifestato sul primo lodo Alfano: se, nel nostro ordinamento, si vogliono introdurre immunità per alcune categorie di cittadini, si deve semmai farlo con una legge costituzionale.

Alcuni osservatori storcono la bocca, affermando che da oggi, in concreto, non cambia nulla. E meno male: sarebbe davvero grave se la Corte costituzionale potesse interferire sugli equilibri politici. Berlusconi governi, se ha i numeri per farlo. Non è certo la sentenza della Corte ad impedirglielo. Alcuni, poi, osservano che i processi a carico di Berlusconi andranno comunque tutti in prescrizione. Può anche darsi. Da oggi le lancette ricominciano a correre. I processi principali, tuttavia, dovranno ripartire da zero, a causa di intervenuti trasferimenti dei giudici in origine assegnati ai casi. Ma cosa c’entra la Corte costituzionale? Se, infatti, non è un soggetto politico, non è neppure un tribunale ordinario, né può in alcun modo influire sul corso dei processi e delle vicende umane di ciascuno. Piuttosto, sorge un’altra domanda: se è vero che Silvio Berlusconi sarà salvato dalla prescrizione, e cioè dai tempi processuali estremamente lunghi, quanto è verosimile che il suo debole Governo metta in cima all’agenda una riforma della giustizia che davvero serva ad ottenere sentenze in tempi brevi?

(pubblicato su Il Secolo XIX del 14-01-2011)