[12-01-2011] M. Gelmini, Lezioni di diritto costituzionale

di Arianna Pitino, docente di diritto Pubblico, Università di Genova

Ascoltare la signora Mariastella Gelmini che dà lezioni di diritto costituzionale al prof. Stefano Rodotà “non ha prezzo“, si potrebbe dire, parafrasando lo spot televisivo di una nota carta di credito. Il diritto costituzionale è infatti materia difficile e complessa e, perciò, una certa indulgenza non si nega a nessuno. Un’eccezione a tale benevolo atteggiamento riguarda però il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca dal quale, proprio per la posizione istituzionale che ricopre, ci si aspetterebbe un grado di conoscenza della Costituzione di livello almeno pari a quella richiesta a uno studente universitario del primo anno. Ciò che invece non si può davvero perdonare né alla signora Gelmini, né al Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca è la mancanza di educazione nel rivolgere parole offensive e toni sprezzanti a un distinto signore che, ancor prima di aver dedicato allo studio e alla ricerca gran parte della sua vita, merita rispetto innanzitutto come persona e, poi, anche in ragione della sua età.

Ma c’è di peggio. Infatti, vedere il Presidente della Regione Piemonte che sorride in maniera divertita sentendo parlare della Costituzione come “patto fondativo della società” e, addirittura, si lascia andare a uno sbuffo, nel momento in cui viene menzionato l’art. 3 della Costituzione sul principio di eguaglianza, toglie ogni spazio al sorriso e provoca soltanto malumore. Se, infatti, com’è fuor di dubbio, l’importantissimo compito di dare attuazione alla Costituzione spetta innanzitutto a coloro che incarnano le Istituzioni della nostra Repubblica, l’isofferenza che alcuni di essi manifestano anche al solo sentirla nominare, ci porta a concludere che qualcosa non torna. É l’anticamera di un pragmatismo senza principi incontestabili cui ancorarsi, che rischia di degenerare in un vero e proprio caos in cui non si sarà più capaci di dare il giusto ordine alle cose.

E allora ben venga la sentenza della Corte costituzionale sul legittimo impedimento che, se è vero che non produrrà alcuna conseguenza immediata dal punto di vista pratico, farà almeno discutere per qualche giorno di principi costituzionali e questo indipendentemente dalla sorte che toccherà alla legge che ne costituisce l’oggetto.

Speriamo soltanto che, con tutto questo parlare di Costituzione, a qualcuno dei lavoratori di Mirafiori non venga voglia di prenderne in mano una. In tal caso, infatti, leggendo l’art. 41 scoprirebbe che l’iniziativa economica privata, ancorché libera, dovrebbe svolgersi in modo da non recare danno alla libertà e alla dignità umana. Ma c’è chi afferma che il referendum a opzione unica che si terrà nei prossimi giorni sia il prezzo da pagare alla modernità. Peccato che la merce di scambio sia, ancora una volta, un pezzo di Costituzione.