[11-01-2011] Illegittimo impedimento?

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Conta di più il diritto del Presidente del Consiglio di governare il Paese o quello dei magistrati di celebrare i processi? È tutta qui la amletica questione sulla quale si dovranno pronunciare i quindici giudici della Corte costituzionale. Oggi, infatti, si è tenuta l’udienza pubblica che ha visto contrapposti gli avvocati del Presidente del Consiglio e l’avvocatura dello Stato per discutere le sorti della legge sul legittimo impedimento, approvata nell’aprile del 2010.

In questi giorni sono trapelate voci sui possibili orientamenti dei giudici della Consulta e sulle pressioni interne che starebbero caratterizzando queste ore di vigilia. Il relatore è Sabino Cassese, uno dei più autorevoli giusti italiani. Sarà lui a dover esporre agli altri quattordici giudici una possibile soluzione del caso. Quale sarà la decisione finale?

Il tema del legittimo impedimento si intreccia inevitabilmente con quello del lodo Alfano: entrambi sono stati fortemente voluti dal Presidente del Consiglio per cercare di arginare le pressioni della magistratura e per sospendere i processi che lo vedono coinvolto. Sul lodo Alfano la Corte costituzionale si è pronunciata alla fine del 2009, dichiarandolo incostituzionale. Tale orientamento probabilmente influenzerà la decisione sul legittimo impedimento, che la Corte dovrà assumere nei prossimi giorni. Il cuore della questione, infatti, è capire se sia ammissibile istituire con legge una vera e propria immunità, che differenzi alcuni soggetti dai cittadini comuni. Al tempo del lodo Alfano, la Corte è stata chiara: simile scelta non è ammissibile, a meno che sia assunta con legge costituzionale.

Si può dunque immaginare che i giudici costituzionali non si discostino da questo principio di fondo. Il punto cruciale, dunque, è capire se la legge sul legittimo impedimento sostanzi una vera e propria immunità per il Presidente del Consiglio e per i Ministri. Le previsioni in essa contenute sono assai ampie: i titolari di funzioni di governo possono invocare il legittimo impedimento, e dunque far rinviare i processi che li vedono coinvolti, tutte le volte che devono esercitare un’attività di governo espressamente disciplinata dalla legge, ma anche qualunque altra attività “coessenziale” alla funzione di governo. Per il Presidente del Consiglio, addirittura, possono essere invocate le attività “preparatorie” e “consequenziali”. E poi, se l’impedimento è “continuativo”, il giudice deve rinviare il processo di sei mesi in sei mesi. In parole povere, ci sarà sempre un buon motivo per essere “impediti”. Ciò è stato provato l’estate scorsa, quando il neo-ministro Brancher ha chiesto il rinvio di un processo che lo vedeva coinvolto (e, ora, condannato) perché impegnato ad organizzare un ministero che, in realtà, non gli era stato assegnato. Un altro punto critico è che la valutazione della sussistenza del legittimo impedimento è rimessa ai membri del Governo, senza che residui spazio per il libero apprezzamento del giudice.

Letta così, dunque, la legge sul legittimo impedimento sembra configurare una vera e propria immunità: proprio quello che la Corte costituzionale, nella sentenza sul lodo Alfano, ha dichiarato inammissibile.

Per come è costruita la legge, però, forse residuano spazi per una sentenza “sartoriale”, che salvi il salvabile e bocci solo le parti del tutto inaccettabili. E così, anzitutto, la Corte potrebbe dichiarare incostituzionali le previsioni che differenziano la posizione del Presidente del Consiglio da quella degli altri Ministri. Ugualmente la Corte potrebbe colpire l’ipotesi dell’impedimento “continuativo”, essendo inverosimile che nell’arco di sei mesi l’imputato non trovi una mattina libera per andare in udienza. Per il resto, la Corte potrebbe muoversi in via interpretativa, e cioè subordinare la validità della legge ad una interpretazione conforme ai principi costituzionali, assegnando al giudice del processo un più incisivo potere di verificare se davvero l’imputato deve svolgere una indefettibile funzione di governo nel giorno stabilito per il processo.

È difficile prevedere in dettaglio quale sarà la decisione della Consulta. Come si è visto, tuttavia, ci sono numerose ragioni per ritenere che la legge impugnata non uscirà del tutto indenne dal giudizio di costituzionalità.

(pubblicato su Il Secolo XIX del 11-01-2011)