[10-01-2011] Compagni che sbagliano

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito, increduli, all’ultimo gestaccio di un presidente discusso: Lula. Non un bel modo di dire addio alle scene, negare l’estradizione di un terrorista italiano. Verrebbe da fare un paragone con l’addio al calcio di Zinedine Zidane, se solo la vicenda di Battisti non fosse tremendamente più seria e, dunque, la “testata” di Lula molto più offensiva per il Paese.

Il Presidente Giorgio Napolitano, dopo aver mostrato contrarietà per l’accaduto, è tornato in questi giorni in argomento, imputando la sconsiderata scelta di Lula anche all’incapacità del nostro Paese di comunicare all’esterno, fino in fondo, cosa sono stati gli anni di piombo.

E, ancora una volta, Napolitano ha colto nel segno. Il punto, infatti, non è quello di convincere la comunità internazionale che i terroristi, come qualunque detenuto, non sono oggetto, nel nostro ordinamento, di torture o maltrattamenti: da noi non c’è nulla di simile a Guantanamo, né sarebbe immaginabile.

Più che altro, il punto è che l’Italia non è stata capace di trasmettere all’esterno il dramma di quegli anni, né il dolore e le ferite che hanno lasciato, ancora oggi aperte.

Ma chi è responsabile per questa mancanza di comunicazione? Il Governo? Francamente, no. Il terrorismo italiano non sempre è stato preso sul serio, perché non sempre è stato seriamente condannato. Troppi giustificazionismi da parte della nostra élite intellettuale, troppi “compagni che sbagliano”, troppe redenzioni, troppi brigatisti editorialisti. Troppo spesso il terrorismo – soprattutto di sinistra – è stato contrabbandato come una strada possibile, forse sbagliata, ma possibile.

Non c’è dunque da stupirsi, purtroppo, se in un momento di crescente tensione sociale, Marchionne è minacciato da stelle a cinque punte. E non dovremo stupirci se qualcuno, irresponsabilmente, soffierà sul fuoco o, comunque, non si adopererà per spegnerlo.

Bisognerebbe, però, parlare con uno dei tanti dirigenti Fiat che hanno vissuto gli anni Settanta, per farsi raccontare cosa si prova ad uscire di casa senza essere certi di farvi rientro. Quali costi umani e sociali ha avuto la stagione del terrorismo italiano. E, dunque, quanto sia importante un atteggiamento rigoroso verso possibili recrudescenze del fenomeno, ancorché embrionali, e quanto sia visceralmente ripugnante la scelta di Lula di impedire allo Stato italiano di assicurare un delinquente condannato, come Battisti, alle patrie galere.