[08-01-2011] Caso Battisti, delicato scambio epistolare

di Angelo Soragni Junior, dottorando, Università Bocconi

Qualche giorno fa, tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento dalla LEGA all’IDV (non ha partecipato la sola sinistra estrema), con una manifestazione bipartisan, hanno urlato a gran voce il loro disappunto per l’incomprensibile decisione del Presidente uscente della Repubblica Federale Brasiliana Luiz Inacio Lula di non estradare il terrorista rosso Cesare Battisti, artefice di ben 4 omicidi nel corso degli anni del terrorismo nel nostro Paese.

Fortunatamente, in questo clima di tensione politica, le parti avversarie del nostro arco costituzionale, sono riuscite a trovare una comunanza d’intenti nel condannare un simile comportamento delle Autorità brasiliane.

E’ vero che si tratta di un diritto costituzionale riconosciuto al Presidente dalla Costituzione federale del 1988, ma non è chiaro come Lula ed il nuovo Ministro della Giustizia Josè Cardozo abbiano potuto ritenere l’Italia un Paese dove “vi sarebbe rischio di morte per Battisti”, violandone, a conti fatti, la sovranità internazionale ed abbiano, così, disconosciuto la sofferta decisione (5 voti favorevoli contro 4) del Tribunale Federale Brasiliano di qualche tempo fa.

A dispetto di quanto sostenuto dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, appare una decisione capace di ledere fortemente ai buoni rapporti di amicizia da tempo instaurati tra le due Nazioni. L’Ambasciatore d’Italia a Brasilia è stato, infatti, richiamato a Roma “per consultazioni”.

Il nostro Presidente Napolitano, nella lettera inviata all’ex Presidente (proprio il giorno seguente alla decisione di Lula  è entrata in carica la neo-eletta Dilma Roussef) ricorda come “la Costituzione della Repubblica federativa del Brasile considera delitti particolarmente gravi quelli di terrorismo e l’azione di gruppi armati, civili o militari, contro l’ordine costituzionale e lo stato democratico” come quelli commessi da Battisti, ed il Presidente continua affermando con forza che “non è assolutamente possibile considerare la legislazione di emergenza degli anni di piombo del nostro Paese lesiva dei diritti inviolabili dell’uomo” come invece sostenuto dal Ministro della Giustizia e dal Presidente brasiliano.

Ancora più sconcertante appare la connessa decisione di concedere al terrorista rosso Cesare Battisti lo status di rifugiato politico in Brasile, decisione che contrasta chiaramente con le convenzioni internazionali che definiscono le condizioni per il riconoscimento di tale status e implica un giudizio di valore estremamente negativo sull’ordinamento costituzionale e giuridico italiano, ignorando totalmente ed arbitrariamente i diritti che esso assicura ai condannati.

È sorprendente, inoltre, ricorda Napolitano che “una decisione del genere provenga da un paese come il Brasile che ha ben conosciuto in anni recenti il carattere autoritario di una dittatura soffrendo la negazione di ogni libertà!”

“Non è accettabile che crimini come quelli commessi da Cesare Battisti – prosegue Napolitano nella sua appassionata lettera – siano dimenticati o peggio ancora assolti in considerazione di una loro indefinita e inesistente natura politica”.

Concludendo, sembra quantomeno necessario ed auspicabile, un pronto intervento europeo e della comunità internazionale a tutela e sostegno delle inequivocabilmente legittime pretese della Repubblica italiana in tale frangente volto ad ammorbidire la posizione intransigente delle Autorità brasiliane al fine di evitare una crisi che potrebbe avere risvolti diplomatici ma soprattutto economici per entrambi i paesi coinvolti.