[05-01-2011] La giovine Italia contro i ladri di futuro

di Carla Bassu, docente di Diritto pubblico, Università di Sassari

Come da tradizione, il nuovo anno si inaugura con liste di buoni propositi e aspettative speranzose  per il futuro che ci attende.

Controcorrente rispetto alla generalità di auspici buonisti che affollano le conversazioni di inizio anno, il mio augurio per il 2011 è che nel nostro Paese si produca un conflitto (pacifico) che veda contrapporsi meritocrazia e gerontocrazia e che segni una volta per tutte la vittoria della prima sulla seconda. Vorrei che le generazioni di giovani promettenti che riempiono le aule universitarie per poi incolonnarsi in file rassegnate negli uffici di collocamento raccogliessero le armi del talento, della sana ambizione, della spinta al miglioramento sociale per rivalersi contro i mastodonti della gerontocrazia italiana.

Nel discorso di fine anno, il Presidente Napolitano si è rivolto ai giovani italiani, invocando una presa di coscienza politica che porti alla riviviscenza dello spirito di partecipazione e collaborazione alle scelte di pubblico interesse. Il coinvolgimento nei processi di maturazione e definizione delle determinazioni politiche è strumentale alla conquista dei percorsi democratici e al popolamento delle sedi decisionali da parte di forze animate dalla voglia di cambiare e dal bisogno di migliorare.

Nelle parole del Capo dello Stato si legge la raccomandazione autorevole dell’istituzione che si sovrappone a quella amorevole di un nonno preoccupato per le sorti di una progenie appesantita da un fardello di responsabilità non proprie. Sono le colpe degli anziani che hanno occupato i posti del potere che ricadono sui figli che non sono colpevoli di altro se non dell’arrendevolezza rassegnata di fronte allo status quo. Nella dinamica dell’agone politico non esistono gentili concessioni, spetta ai diretti interessati dal malgoverno manifestare la propria insoddisfazione e tradurla in atti concreti che portino alla rimozione e alla sostituzione di chi dimostri di non agire per il bene della collettività. Gli scontenti che si limitano a esercitare il diritto alla lamentela devono essere consapevoli che si tratta di una prerogativa sterile, utile solo a rafforzare il potere di chi ha già ottenuto la poltrona di comando e vi resta accomodato.

L’autocommiserazione è una malattia nefasta e fin troppo diffusa tra gli italiani che non possono sperare di trarre giovamento dal mero crogiolarsi nel pensiero di essere nati nel posto sbagliato – l’Italietta degli imbroglioni e dei raccomandati – al momento sbagliato – in una fase di  crisi economica.

In realtà abbiamo la fortuna di aver visto la luce in un Paese democratico e di aver ricevuto in dotazione il kit completo del cittadino attivo, che ci consente di essere protagonisti della vita pubblica, influenzando la definizione dell’indirizzo politico. Abbiamo tutti gli strumenti per essere artefici della nostra fortuna: il diritto di voto, la possibilità di controllare l’operato degli amministratori grazie al principio di trasparenza che deve ispirare ogni attività pubblica, la facoltà di  stimolare i nostri rappresentanti, ricordando loro la responsabilità politica di cui sono portatori e che deve essere fatta presente senza sconti. Abbiamo l’opportunità di condividere e diffondere le nostre idee per mezzo di associazioni culturali e partiti politici e possiamo promuovere i nostri interessi di fronte alle istituzioni, grazie agli istituti di democrazia diretta che rappresentano una risorsa importantissima e talvolta male utilizzata.

Solo noi che siamo i nuovi italiani possiamo raccogliere la sfida di scardinare il sistema malato che ostacola la realizzazione individuale e il benessere sociale. Una nuova Italia, che nasca e prosperi sotto il segno della meritocrazia e del valore del suo popolo sarebbe un’eredità che renderebbe i nostri figli grati e orgogliosi di noi.