[04-01-2011] Entro e non oltre fine dicembre…

Come da prassi ormai consolidata, le festività natalizie hanno portato seco la strenna governativa del cd. decreto milleproroghe.

Tecnicamente, si tratta di un decreto-legge adottato negli ultimi giorni dell’anno dal Governo al fine di procrastinare nel tempo l’entrata in vigore di alcune disposizioni normative, di allungare la vigenza di norme destinate di lì a breve ad esaurire la propria efficacia, di spostare di qualche mese la scadenza di termini altrimenti improrogabili.

Di conseguenza, si tratta di un provvedimento assai comprensivo ed eterogeneo, recante disposizioni del tutto prive di un filo minimamente unitario, diverso dal mero spostamento di termini e scadenze legislativamente previste. Ad esempio, le disposizioni contenute nei quattro articoli del d-l 225/2010 riguardano le impronte digitali nei documenti di identità, le facoltà e i poteri della Banca d’Italia per fronteggiare la crisi e l’attività intramuraria dei liberi professionisti; o ancora, le agevolazioni fiscali per il Veneto e l’Abruzzo, le quote latte, il tetto all’utilizzo degli oneri di urbanizzazione per coprire spesa corrente da parte dei Comuni. Va da sé che tale eterogeneità non favorisce la fruizione dell’atto normativo considerato e, soprattutto, la libera e cosciente valutazione dello stesso da parte dei cittadini.

Addirittura, la legge di stabilità (la nuova finanziaria) è stata approvata il 13 di dicembre con la promessa, mantenuta, di ripristinare in sede di decreto milleproroghe i fondi al cinque per mille che la stessa legge andava a tagliare. Né si tratta del primo caso del genere.

Tuttavia, al di là del contenuto specifico del decreto di quest’anno, interessa mettere in luce un aspetto ulteriore e diverso, tanto evidente quanto spesso sottovalutato.

Infatti, il milleproroghe è in primo luogo figura e risultante di uno dei caratteri più intimi del nostro Paese. È ad un tempo il frutto dell’indecisione del decisore politico e delle carenze del potere pubblico. Dimostra sia la vaghezza di intenti del legislatore, la sua mancanza di capacità progettuale, sia l’anemia delle istituzioni repubblicane. In sostanza, la prassi di ricorrere, anno dopo anno, a tale strumento nasce dalla difficoltà del diritto a farsi prendere sul serio (e cioè ad indirizzare le condotte umane).

Atto che non sembra avere eguali in Europa, il milleproroghe contribuisce a sua volta ad aggravare tale genere di problemi, ritardando la risposta normativa alle esigenze della collettività e, ciò che più conta, inficiando la fiducia dei cittadini nelle prescrizioni normative e la stessa certezza del diritto. Elementi questi che da noi non godono di grande fortuna.