[30-12-2010] Il fantasma formaggino

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Uno spettro si aggira per l’Europa… così comincia il Manifesto del partito comunista. Uno spettro che faceva paura, uno spettro al quale «il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi» davano la caccia.

Oggi uno spettro si aggira per l’Italia, ma non fa più paura. È lo spettro, davvero impalpabile, del Partito democratico.

Qual è il ruolo dell’opposizione di centro-sinistra? Che cosa ha fatto, di fronte crepuscolo del Governo Berlusconi? È stato a guardare, come si guarda un tramonto, sperando anche che non finisse troppo in fretta, perché il buio si sarebbe rivelato, anzitutto, interno al centro-sinistra.

Le spaccature sono a diversi livelli: interne al Partito democratico e tra questo e gli alleati. E sono troppe per ripercorrerle qui. Tanto per dire: i principali temi etici sono tabù, perché l’anima ex-comunista e quella cattolica non troveranno mai un punto d’accordo; le liberalizzazioni e le privatizzazioni segnano la distanza tra la linea ufficiale del Pd e quelle degli alleati; ora apprendiamo anche che il Pd è diviso sulle questioni di Mirafiori e Pomigliano, senza che sia chiaro se il partito appoggia la Fiom-Cgil oppure fa il filo a Marchionne. Per non parlare della politica estera.

Seriamente, c’è da stupirsi se Silvio Berlusconi riesce a rimanere in sella? Molti italiani, sicuramente, non lo amano. Ma, per quanto sbiadito, incarna le rassicurazioni di cui molti hanno bisogno. La sinistra quale alternativa ha saputo dare al Paese? Quale il programma forte di cambiamento e riforme? Quale il manifesto per presentarsi alle elezioni e fare man bassa di voti? Non pervenuto.

L’opposizione più efficace è lasciata a Gianfranco Fini. E viene da ridere, se si ricordano le foto di gioventù dove fa il saluto romano. Eppure è proprio lui, adesso, il contraltare più efficace alle storture dell’attuale Governo.

L’esperienza repubblicana insegna che le forze di sinistra, senza i moderati di tradizione cattolica, non vanno oltre il 20% dei voti. Il dilemma è uno solo: o virare al centro, perdendo i voti crescenti della sinistra vera, oppure “dire qualcosa di sinistra”, condannandosi però ad un’opposizione perpetua. Tutt’altro che facile tracciare una rotta: lo dimostra l’ingloriosa fine di Veltroni e lo confermano i tentennamenti di questi giorni di Bersani.

Questo è il risultato fallimentare di quindici anni di bipolarismo all’italiana.