[27-12-2010] Una maggioranza debole può indebolire il regolamento parlamentare?

di Angelo Soragni Junior, dottorando nell’Università Bocconi

Palazzo Madama ha da pochi giorni approvato la contestata riforma Gelmini dell’università con 161 voti favorevoli.

Ma nella giornata di martedì [21-12-2010], l’aula del Senato ha vissuto ore concitate durante la presidenza della Senatrice leghista Rosi Mauro, per l’approvazione di alcuni emendamenti per i quali l’opposizione aveva legittimamente richiesto l’utilizzo dello strumento del voto elettronico.

Di fronte alle contestazioni, la VicePresidente del Carroccio ha deciso di andare avanti, senza sospendere le votazioni, gridando: «Vergogna, più rispetto per la presidenza». La bagarre è aumentata e la seduta è stata sospesa successivamente, non prima, però, di aver votato a raffica, e senza verificare l’effettività delle votazioni stesse, una serie di emendamenti rilevanti proposti dall’opposizione.

Tale condizione avrebbe costretto il testo della riforma Gelmini a tornare alla Camera dei Deputati dove potevano palesarsi per il Governo notevoli problemi numerici.

I senatori degli schieramenti avversi si sono però divisi nell’interpretazione delle fasi concitate delle votazioni. Tra gli emendamenti per i quali la Presidenza di turno ha preteso il “voto”, la Sen. Mauro ha pronunciato “approvato” sugli emendamenti numero 6.26, 6.21, 6.23 e 6.303.

Poca chiarezza ed un evidente mancanza di certezza e legittimità dello stesso voto, nonché la altrettanto plausibile ragione della paura di tornare a Montecitorio, hanno convinto il Presidente Schifani ad annullare le summenzionate concitate votazioni che si sono tenute nuovamente e ripetute il giorno successivo, mercoledì 22 dicembre.

L’articolo 6 “emendato” riguarda lo stato giuridico dei professori e dei ricercatori di ruolo. L’emendamento la cui approvazione avrebbe rinviato alla Camera la riforma, riguardava la retribuzione dei professori e dei ricercatori a tempo pieno. Stabiliva per lezioni e seminari, collaborazioni e altri contributi da loro svolti in maniera occasionale, oltre a quelli istituzionali, un tetto lordo alla possibile retribuzione di 6.500 euro l’anno.

Il presidente del Senato, dopo numerosi contatti con i capigruppo ed i vicecapigruppo di maggioranza e opposizione, ha deciso, come detto, di far ripetere le votazioni. La decisione è stata motivata sulla base dell’art. 118, comma 1, del Regolamento che consente di rinnovare le votazione immediatamente. Ma il testo, per l’appunto, riporta la parola “immediatamente” ed, inoltre, va ricordato che il Presidente non presiedeva, avendo delegato l’aula alla Vice Rosi Mauro in tale momento.

Ed allora? Legittimo strumento utilizzato considerando anche le fasi assolutamente tumultuose ed incomprensibili di martedì, oppure abuso del testo dell’art. 118 del Regolamento Senato nei confronti di emendamenti votati e registrati?

Partito Democratico e Italia dei Valori si sono detti contrari a tale abuso, mentre il cosiddetto Terzo polo si è allineato alla maggioranza nella seduta della Giunta del Regolamento, appoggiando la proposta di annullamento della Presidenza.

Il Senato, ha poi rivotato e bocciato gli emendamenti dati erroneamente per approvati da Rosi Mauro. Schifani ha anche deciso di accantonare altri tre emendamenti dichiarati approvati dalla vicepresidente leghista nelle fasi assembleari burrascose verificatesi lo scorso martedì.