[20-12-2010] Gasparri il cubano

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Quando, nel lontano 1215, i baroni inglesi ottennero da Giovanni Senzaterra la Magna Charta, probabilmente non immaginavano che i princìpi di libertà in essa contenuti sarebbero stati sbrigativamente stracciati, molti anni dopo, da un signore di nome Maurizio Gasparri, che di mestiere fa il capogruppo del PdL al Senato della Repubblica italiana.

Gasparri ha la ricetta per evitare gli scontri nei cortei studenteschi che si terranno nelle prossime settimane: la grande retata. Propone, infatti, una massiva azione preventiva, che si dovrebbe tradurre nel fermo di chi bazzica centri sociali e ambienti della sinistra e si ritiene possa voler portare la violenza nei cortei.

Sia chiaro: le manifestazioni violente devono essere condannate. Gli ammiccamenti e le pseudo-indulgenze verso chi mena le mani o tira le pietre sono riprovevoli. Così come un certo atteggiamento di odiosa antipatia e di sospetto nei confronti delle forze dell’ordine.

Ciò premesso, la proposta del senatore Gasparri non aiuta le forze dell’ordine, né sembra un buon viatico per garantire la sicurezza nei cortei. Ma, soprattutto, stravolge in un colpo solo tutti i cardini del sistema delle libertà disegnato dalla Costituzione.

Anzitutto, l’art. 13: non sono ammesse restrizioni della libertà personale. È l’habeas corpus della Magna Charta. Per metter dentro un individuo serve una previsione di legge e una decisione del giudice. E questo proprio per evitare che la libertà più intima di ciascuno di noi sia ostaggio del potere esecutivo, di chi detiene la forza. Poi l’art. 17, che sancisce a chiare lettere la libertà di riunione: i cortei devono essere pacifici e senza armi, gli organizzatori devono preavvisare il questore, che può limitarli in caso di pericolo per l’incolumità pubblica. Ma non certo fare arresti preventivi di massa. E le riunioni sono strumentali a manifestare il proprio pensiero: entra così in gioco anche l’art. 21, che vieta censure, tanto più se preventive. Questa libertà deve essere difesa con particolare attenzione se il pensiero che si vuole manifestare è di natura politica, se è volto a criticare l’operato dell’esecutivo. Per questo non convince neppure l’idea del Ministro dell’interno, Roberto Maroni, di estendere ai cortei “politici” le norme previste per gli stadi. C’è una bella differenza tra la libertà di andare a vedere una partita di calcio e quella di manifestare in piazza per l’università e per la ricerca!

La retata preventiva di chi vuole manifestare in piazza contro il governo ricorda, paradossalmente, le prassi illiberali di certi regimi comunisti, che forse, però, sfuggono agli interessi culturali del senatore Gasparri.

(pubblicato su Il Secolo XIX del 20-12-2010)