[14-12-2010] Barcolla ma non molla. Berlusconi e la fiducia inutile

di Carla Bassu, docente di Diritto pubblico, Università di Sassari

162 a 135 al Senato, 314 a 311 alla Camera: i voti non si interpretano, si contano e la verità dei numeri mostra il cavaliere Berlusconi ancora in sella al suo Governo.

Non sempre però la supremazia numerica corrisponde a un successo effettivo: quella che per il Presidente del Consiglio è una  vittoria si rivela invece una sconfitta amara per un Paese che si trova – un’ennesima volta – di fronte a uno scenario di grave ingovernabilità.

Oggi il Governo ha ribadito la forza di un potere contrattuale capace di attirare a sé parlamentari recalcitranti, persuasi a confermare la fiducia sulla base di ragioni che poco o nulla hanno a che fare con l’indirizzo politico determinato dall’esecutivo. Le colombe di Futuro e Libertà, protagoniste pentite di una migrazione intempestiva e improvvida, sono ricondotte a dimora da forze misteriose e il loro ravvedimento – espresso per appello nominale – è  accolto tra gli applausi come il ritorno del figliol prodigo tra le braccia di un padre indulgente e generoso.

Di fronte alla ineluttabile regola della maggioranza nulla possono le accuse di corruzione, mercimonio e svilimento delle istituzioni, ma ciò che il divieto di mandato imperativo rende legittimo alla luce del diritto penale non passa il vaglio di uno scrutinio morale.

Nessuno crede alle ragioni di amor di patria e coscienza addotte a giustificazione del cambio di casacca dai transfughi che, allo scadere del quarto d’ora di celebrità, torneranno nell’affollato dimenticatoio dei peones parlamentari. Ma neppure si può fingere stupore di fronte a un fenomeno che – per quanto scandaloso – non è nuovo alle dinamiche del nostro ordinamento.

La realtà da cui non si può prescindere è che sotto l’occhio impietoso delle telecamere, il Parlamento oggi ci ha resi testimoni di uno spettacolo indecoroso e indegno di una democrazia matura. Gli interessi di alcuni hanno prevalso sul bene comune e i tafferugli, gli sberleffi, le maleparole che ancora una volta hanno condito i lavori dell’aula esprimono significativamente la mancata percezione della dignità di un ruolo istituzionale umiliato dall’arroganza del potere.

Resta la responsabilità politica, il contraltare del divieto di mandato imperativo, l’arma che ogni elettore può imbracciare per far valere il proprio diritto di scelta e la propria fetta di sovranità. Peccato che l’attuale legge elettorale riservi alla leadership dei partiti la compilazione di liste bloccate di candidati, escludendo la possibilità per i votanti di far valere a pieno la propria volontà e  impedendo così di punire chi ha tradito il mandato elettorale. È una legge che dovrebbe essere modificata prima di tornare a votare, ma il governo non è sostenuto da una maggioranza sufficiente ad approvare una riforma.

Berlusconi ha vinto, ma come farà a governare?