[09-12-2010] Eppur si muove: legge elettorale in via di riforma?

di Edmondo Mostacci docente di diritto pubblico comparato, Università Bocconi

All’ombra delle polemiche, dentro trattative avvolte di stretto riserbo, il tema della legge elettorale torna ad essere un punto cruciale dello sviluppo del quadro politico italiano.

Qualche tempo fa, è stata data notizia della bozza delle opposizioni per un sistema misto, fatto per metà di proporzionale “alla tedesca”, per metà di majority-plurality francese, con l’aggiunta di uno spazio di tribuna. Recentemente, le ipotesi di riforma dell’attuale (e pessima) legge elettorale sono entrate invece nella trattativa in corso tra le componenti del centro destra; trattativa finalizzata al raggiungimento di un più generale compromesso in grado di contrastare il progressivo sfaldamento dell’attuale maggioranza di governo. In particolare, le ipotesi sul tappeto sono due: l’introduzione di una soglia percentuale, pari al 40 o al 45% dei voti validi, per l’operare del premio di maggioranza oppure un ritorno al cd. mattarellum, vale a dire il sistema elettorale in vigore fino all’introduzione dell’attuale.

Senza scendere nel merito di ciascuna delle proposte, tutte criticabili in sede teorica sotto svariati profili, vale la pena di sottolineare un’impressione patente: quella per cui tale intervento “riformatore” sia dettato, nelle sue linee essenziali, non dalla volontà di migliorare il funzionamento del circuito democratico-rappresentativo, quanto piuttosto dalle esigenze specifiche dei singoli attori politici.

Manca, infatti, la determinazione delle finalità che un nuovo sistema elettorale dovrebbe perseguire, come pure un’analisi attenta delle carenze dell’attuale. Dopo tutto, le formule elettorali altro non sono se non strumenti tecnici, la cui “bontà” può essere verificata soltanto in relazione alla loro capacità di perseguire efficacemente una certa specifica finalità, enucleata – né altrimenti potrebbe essere – in sede politica.

La determinazione di queste finalità non è di certo un compito semplice: si tratta di definire, in coerenza con il complessivo disegno costituzionale, aspetti salienti del concreto atteggiarsi della forma di Stato democratico-repubblicana; operazione che richiede sensibilità politica, capacità analitiche e visione di lungo periodo. All’evidenza, si tratta di qualità che difficilmente riescono ad esprimersi al meglio in momenti, quale quello che stiamo vivendo, di grave difficoltà dei classici circuiti della rappresentanza e, soprattutto, degli attori che ne sono protagonisti. Tuttavia, l’attuale sistema elettorale si pone esso stesso quale fattore di aggravamento di una crisi che, pur essendo comune alla gran parte degli ordinamenti occidentali, nel nostro Paese si mostra particolarmente acuta. E il nodo gordiano in qualche modo va sciolto.