[08-12-2010] Renzi e la merenda di Arcore

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Matteo Renzi, il sindaco più amato d’Italia, giovane “rottamatore” del Partito democratico, varca i cancelli di villa San Martino, Arcore, per fare merenda con il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Ovviamente la visita non passa inosservata e Renzi spiega ingenuo che è andato per parlare dei problemi finanziari della sua città, Firenze, e che non capisce cosa ci sia di male.

Imbarazzo nel Partito democratico.

Renzi, classe1975, ha preso negli ultimi tempi posizioni coraggiose e scomode all’interno del proprio schieramento. È uno dei “rottamatori”, che vogliono spazzare via il vecchio establishment di partito per sostituirlo con forze fresche, giovani appunto. Per questo motivo – può sembrare paradossale – si è attirato antipatie da parte dei suoi stessi compagni, ed è risultato simpatico proprio agli avversari, a cominciare da Berlusconi, che non ha nascosto di ammirarne le capacità di decisione e di rinnovamento.

Ma il rinnovamento non può diventare uno scarso rispetto delle procedure e delle sedi istituzionali. Renzi fa benissimo a parlare con Berlusconi, nell’interesse di Firenze. Ma come può farsi ricevere ad Arcore? Non solo si tratta di una sede non-istituzionale, ma – addirittura – del simbolo di una organizzazione istituzionale parallela: non è tanto la casa privata di Berlusconi (né, in fondo, rileva il fatto che sia la location dei baccanali), quanto è il quartier generale del Presidente-imprenditore. È una sorta di Palazzo Chigi parallelo, in salsa brianzola, dove Berlusconi ha sempre tenuto incontri istituzionali di primo rilievo.

Farsi ricevere ad Arcore, dunque, significa legittimare questo doppio circuito istituzionale, e significa avvallare questo scarso rispetto delle istituzioni democratiche, fatte di procedure, di uomini, ma anche di luoghi e di palazzi. Grave errore, dunque. E spiace dirlo.

Il segretario del Partito democratico ha subito criticato Renzi, dicendo che doveva farsi ricevere a Palazzo Chigi. Peccato che lui, nell’aprile scorso, si dichiarò disponibile ad andare ad Arcore “anche a piedi” per trovare un accordo su riforme economiche e sociali. Non lo fece, e non si fecero le riforme. Di lui, in tempi recenti, si ricordano solo la spettacolare irruzione a Palazzo Chigi per protestare contro Maroni sulla gestione dei rifiuti, e la scalata ai tetti della Sapienza per solidarizzare – sigaro alle labbra – con i ricercatori precari. Un po’ poco.