[05-12-2010] Il voto e la maternità. Una malattia o un diritto?

di Francesco Clementi, docente diritto pubblico comparato, Università di Perugia

Il 14 dicembre in Parlamento non è soltanto il Governo che rischia di non avere più la sua maggioranza ma forse potrebbe non avere più maggioranza neanche quello spirito tutto machista, tradizionalista e arretrato che, nei regolamenti parlamentari, continua a considerare la maternità come se fosse una malattia. Un fatto, sostanzialmente, di cui rispondere pubblicamente al Paese e –come molti casi dimostrano- di cui, in qualche modo, è opportuno scusarsi e vergognarsi perché altera sostanzialmente le dinamiche parlamentari, facendo abbassare il quorum di voto. Infatti i nostri regolamenti -pensati e declinati al maschile- non prevedono che l’assenza per maternità sia computata come tale. Anzi. La maternità viene considerata, con le acrobazie ipocrite di queste situazioni, una malattia (posto che sarebbe ulteriormente ipocrita scrivere che è in missione…), di modo che la deputata in maternità se non di diritto, almeno di fatto, vede sminuito il suo status di donna incinta che invece rappresenta -e fortunatamente!- una conquista di civiltà. Un caposaldo nell’ordinamento del nostro Paese, che è tutelato e garantito per tutte le donne.

Eppure nei regolamenti parlamentari, fonti specialissime del nostro ordinamento, tutto ciò non rileva. Anzi. Mentre non si rileva nulla del fatto che sia possibile continuare a fare l’avvocato, il commercialista, il giornalista, lo scrittore, il produttore televisivo etc…pur essendo parlamentare, poiché si ritiene che ciò non infici in alcun modo il tempo e il modo di fare politica, l’essere incinta diviene un fatto politico, da discriminare, al punto tale da considerare in maniera aberrante che una donna incinta è una donna malata, e in quanto tale computare alla povera parlamentare anche gli effetti nelle votazioni parlamentari.

Il fatto, dunque, che il 14 dicembre sia la data presunta del parto dell’On. Mogherini –auguri in anticipo da parte nostra!- sembra essere quindi un’ottima occasione per far cadere questo ulteriore segno di arretratezza culturale, a maggior ragione se si pensa che è stata la stessa l’On. Mogherini la parlamentare a subire, già nel 2008, gli effetti di regolamenti parlamentari pensati al maschile, venendo accusata di assenteismo e “poca produttività politica”, quando invece viveva una difficile gravidanza peraltro, poi, finita in tragedia, (così come la stessa Mogherini è stata costretta a dichiarare pubblicamente).

Eppure, mentre nel Parlamento europeo, anche attraverso l’on. Ronzulli, la maternità diviene una dimostrazione di forza politica, in Italia, per dirlo con chiarezza, fare politica per una donna, a maggior ragione a livello parlamentare, trova anche questo ulteriore limite: che se vuoi fare un figlio, devi sapere che sarà una scelta pubblica, e non privata, perché inevitabilmente è scritto nei regolamenti, ciechi e muti rispetto alla tua condizione, che inciderà al momento del voto nelle scelte della politica. Si badi bene: non sulle tue scelte politiche, ma su quelle del Paese che, come nel caso del 14 dicembre, potrebbe trovare la tua condizione politicamente vantaggiosa (o svantaggiosa), posto che i regolamenti parlamentari, considerandoti in malattia, determinano automaticamente degli effetti sul quorum di voto.

Allora, c’è solo da auspicare che la votazione del 14 dicembre dimostri –anzi, verrebbe da dire, partorisca…- l’esigenza di questa novella regolamentare. Sarebbe un segno di cambiamento non di poco conto.