[02-12-2010] Addio a Monicelli…grazie di tutto

di Davide Galliani, docente di diritto pubblico e di diritto dei beni culturali nell’Università degli Studi di Milano

Mario Monicelli è morto. Aveva 95 anni. Non spetta certo ad un costituzionalista sottolineare l’importanza di Mario per il cinema italiano e in generale per la cultura di questo Paese. Il costituzionalista, tuttavia, prende spunto dai fatti quotidiani, legge tra le righe gli accadimenti che caratterizzano la vita di tutti i giorni. E non può rimanere indifferente sul che cosa ha provocato la morte di Mario.

Che fossero saltati tutti gli schemi di ritegno politico già lo sapevamo. Il fatto che alcuni parlamentari non sono riusciti a tenere la bocca chiusa nemmeno pochi giorni dopo la morte è l’ennesima dimostrazione. Se proprio qualche cosa si voleva dire (e certo il parlamentare ha il diritto di dire ciò che pensa) forse sarebbe stato più opportuno lasciare passare un po’ di tempo. No, si è deciso di dire quello che si pensava subito, a caldo, senza rispetto, senza ritengo, nemmeno per i cari e le persone più vicine a Mario.

Ora, quello che interessa non è capire perché si è voluto parlare subito. No, questo lasciamolo ad altri (si è parlato perché si è ignoranti o perché si è in malafede?). Quello che veramente conta è ciò che alcuni hanno detto.

Ebbene, dopo un discorso in Aula, che rendeva omaggio a Mario e dopo che anche il Presidente della Camera si associava al doveroso ricordo di un “italiano illustre”, alcuni non sono riusciti a tenere la bocca chiusa ed hanno esclamato: “Basta, per piacere, con spot a favore dell’eutanasia partendo da episodi di uomini disperati, perché Monicelli era stato lasciato solo da famiglia e amici ed il suo è un gesto tremendo di solitudine non di libertà”.

Non serve essere un costituzionalista per essere sdegnati da tali frasi. Il costituzionalista davvero non riesce a credere che qualcuno abbia pronunciato queste parole.

Mi domando e chiedo a tutte le persone che hanno a cuore la nostra Costituzione: se il Parlamento italiano avesse avuto il coraggio di approvare una legge per disciplinare il testamento biologico è vero o non è vero che avrebbe sicuramente dato la possibilità a Mario di scegliere altrimenti? Nessuno può eticamente giudicare il gesto di Mario. E’ suo e soltanto suo. Io oggi posso non firmare il consenso ad un trattamento salvavita: e nessuno può giudicare il mio gesto.

Tutti, invece, possiamo domandarci: ma se Mario avesse potuto scrivere nero su bianco che mai avrebbe voluto vivere attaccato ad un respiratore artificiale, oppure, che mai avrebbe voluto ricorrere all’alimentazione artificiale, è vero o non è vero che sarebbero (forse) aumentate le possibilità per tutti noi di non perdere una persona di tale spessore?

Qui non si vuole sostenere altro che se ci fosse stato il testamento biologico, da una parte, forse Mario avrebbe deciso altrimenti e che, dall’altra parte, non avrebbe deciso di morire in quel modo ma (sedato per evitare il dolore) in un normale letto di ospedale come avviene per moltissime persone che all’età di 95 anni, malati, concludono la propria vita in un letto di ospedale e non gettandosi da cinque piani.

Il nostro Paese non riesce a fare un passo in avanti in quasi nessun campo: in materia di diritti siamo al medioevo rispetto ad altri Paesi.

Caro Mario, la tua scelta speriamo possa servire a riempire un po’ più il cervello di alcuni nostri parlamentari. L’aria che tira sembra essere un po’ diversa. Non è che sono ignoranti. No, non lo sono. Peggio: sono in malafede e vogliono lucrare in voti sul tuo gesto. E siamo sicuri che anche per questo ti farai una risata!