[30-11-2010] Riforma dell’Università: “O Scarrafone” di Mariastella Gelmini

di Carla Bassu, docente di Diritto pubblico, Università di Sassari

Meritocratica, efficiente, libera da nepotismi e baronati: così, a parere del Ministro Gelmini, diventerà l’Università italiana una volta che il provvedimento che porta il suo nome concluderà il travagliato iter parlamentare. Una prospettiva ideale, uno scenario che realizzerebbe i desideri più ambiziosi di ricercatori disillusi.

Perché allora, ci si chiede, un esercito di studenti, docenti e precari dell’Accademia è salito sui tetti disturbando la quiete dei piccioni con slogan anti-riforma?

Pare che non tutti condividano il giudizio positivo dei promotori della legge, soprattutto per quanto riguarda aspetti cruciali quali la valorizzazione del merito e la promozione del diritto allo studio.

Tra i punti più discussi si registrano la scarsa entità dei fondi investiti nell’Università e nella ricerca pubblica e la precarizzazione della già sacrificata categoria dei ricercatori, con l’introduzione della figura del ricercatore a tempo determinato. Oggetto di aspra contestazione anche il taglio alle borse di studio per gli studenti meno abbienti, cui si intende sopperire tramite la previsione di prestiti d’onore e l’introduzione di meccanismi premiali basati sul merito, ma che non tengono conto del reddito. Controversa anche la scelta di affidare al Consiglio di Amministrazione le funzioni di governo degli atenei, con conseguente marginalizzazione del Senato accademico.

La radicale contrapposizione tra sostenitori e detrattori della riforma  esprime un  disaccordo di fondo sulla sostanza del termine meritocrazia. Ministero e contestatori si contendono lo stendardo del merito, proclamandosi entrambi paladini delle doti individuali e nemici del privilegio, ma ciò presuppone un equivoco di fondo. Quel che per la Gelmini è meritocratico per il fronte della protesta è discriminatorio.

Nessuno può dirsi soddisfatto dello stato in cui versa l’Università in Italia: per questo è indispensabile un intervento che corregga le storture di un sistema spesso iniquo e inadatto alle esigenze del mercato del lavoro e delle idee. L’urgenza di allineare il modello ai criteri di rendimento dettati dalla società non deve però portare a svilire l’istituzione universitaria, che deve essere laboratorio di pensieri e fucina di talenti che abbiano la possibilità di esprimere le proprie potenzialità in un contesto di uguaglianza sostanziale.

L’entusiasmo della Gelmini di fronte alla sua creatura è naturale e comprensibile, d’altronde «ogni scarrafone è bello a mamma soia» e le origini padane del ministro non sono sufficienti a smentire la proverbiale saggezza napoletana.

Anche ammesso che renda ciechi, l’amore materno non può tuttavia giustificare la sordità alle voci che, instancabili, si innalzano da mesi contro la riforma. Sono richiami forti e fondati, che solo di fronte all’incomunicabilità hanno assunto toni esasperati, e pertanto meritano di essere ascoltati.