[28-11-2010] La mozione di sfiducia nei confronti del Ministro Bondi: scacco al Re

di Valerio Lubello, dottorando in istituzioni e politiche comparate, Università di Teramo

Le sfiducia individuale mossa contro il Ministro Bondi da parte di PD e IDV per i fatti di Pompei finirà probabilmente su un binario morto. I sintomi sono almeno un paio. Innanzitutto, le dichiarazioni di alcuni esponenti di Fli sembrano spostare la partita tra finiani e Berlusconi su campi diversi da quello della sfiducia al Ministro. Inoltre, la discussione, inizialmente prevista alla Camera per lunedì 29 novembre, è stata fatta slittare a venerdì 3 dicembre o a data da destinarsi.

Per quanto però le strategie di Fli non sembrino voler cavalcare la sfiducia individuale, vale tenere a mente che la stessa può essere un repentino strumento in mano ai finiani per portare la crisi di Governo all’interno del Parlamento ben prima del 14 dicembre, giorno in cui si voterà la fiducia all’intero esecutivo.

Difatti, prospettando l’improbabile scenario in cui il gruppo di Fli volesse anticipare di qualche giorno l’apertura della crisi, quale occasione più ghiotta di una sfiducia nei confronti di un singolo Ministro?

Qualora infatti il Ministro per I Beni e le Attività Culturali dovesse essere sfiduciato dalla Camera dei Deputati (ramo del Parlamento nel quale è stata proposta la mozione), l’esecutivo ne uscirebbe in frantumi e al Presidente del Consiglio non resterebbero che le dimissioni. Viste le circostanze, infatti, è poco credibile che una sfiducia espressa nei confronti del solo Ministro Bondi non travolga immediatamente anche il rapporto fiduciario esistente tra il Parlamento ed il Governo inteso nella sua collegialità.

La nostra Costituzione sul punto afferma (art. 94) che il rapporto di fiducia si instaura tra il Governo e le due Camere e non tra le Camere ed i singoli Ministri. Ciò tuttavia non ha evitato che, dal 1984 in poi, l’opposizione utilizzasse di frequente le mozioni di sfiducia individuali per sondare, di solito in prossimità di crisi di governo, l’esistenza e la consistenza di eventuali maggioranze alternative all’interno del Parlamento oppure per forzare le dimissioni del Ministro di turno coinvolto in qualche scandalo (come recentemente avvenuto con il Ministro Brancher, di diversa natura invece la questione Caliendo).

All’infuori del “caso Mancuso” (ministro isolato anche all’interno del Governo di cui era parte), però, le mozioni di sfiducia mosse nei confronti di singoli ministri non hanno mai avuto successo sicché gli effetti di una sfiducia individuale sulla tenuta dell’intero esecutivo non si sono mai potuti toccare con mano. Nelle attuali dinamiche invece potrebbero essere un po’ più tangibili: che senso avrebbe per il Governo (ri)chiedere la fiducia al Parlamento dopo che il gruppo di Fli abbia, per ipotesi, contribuito (anche con l’astensione) a sfiduciare un Ministro? Nessuno.

La sfiducia individuale nei confronti del Ministro Bondi, per quanto strategia remota e con elevati costi in termini di immagine, è così un ulteriore pezzo in mano ai finiani da poter muovere all’occorrenza da qui sino al 14 dicembre.

La partita a scacchi prosegue e con essa l’agonia istituzionale del Paese.