[23-11-2010] L’emergenza rifiuti e il decreto senza volto

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Pare che il 18 novembre il Consiglio dei ministri abbia approvato un decreto-legge sull’emergenza rifiuti in Campania.

La Costituzione, all’art. 77, prevede il decreto legge come strumento eccezionale, che il Governo può utilizzare «in casi straordinari di necessità e d’urgenza». I decreti così adottati devono essere subito trasmessi al Presidente della Repubblica per l’emanazione e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Solo completato questo iter i decreti legge possono iniziare a produrre i propri effetti.

I decreti, poi, devono essere convertiti in legge dal Parlamento entro sessanta giorni, altrimenti perdono efficacia fin dall’inizio.

Insomma, una procedura complessa e circondata da molte garanzie, dal momento che con i decreti legge il Governo “usurpa” il potere legislativo del Parlamento.

Ecco, nel caso del decreto sui rifiuti, la procedura si è inceppata sul nascere: i comunicati stampa di Palazzo Chigi dicono che il decreto è stato approvato dal Consiglio dei ministri. Ma non è mai arrivato al Quirinale! Si è detto che il decreto è stato approvato “salvo intese”: ciò giustificherebbe la “melina” di questi giorni. Tale formula irrituale (e tecnicamente inesistente) nasconde un problema più grande: c’è ancora grande incertezza sul soggetto istituzionale chiamato a gestire l’emergenza e la costruzione dei nuovi termovalorizzatori in Campania. Sarà la Regione, o saranno le Province? La partita è delicatissima, sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista della garanzia della legalità, dal momento che intorno ai rifiuti gira un business ricchissimo.

Sembra proprio, quindi, che il Governo abbia partorito un decreto senza volto. C’è una struttura di massima, ma non si sa quale sarà la testa e la faccia di chi dovrà risolvere l’emergenza.

Ma allora come può vivere di vita propria un simile decreto? Le intese erano da trovare prima della deliberazione del Consiglio dei ministri. Se ora si troverà una quadra politica, sarà comunque verosimilmente necessario un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri.

È del tutto anomalo che si dirami un comunicato in cui si afferma che un decreto è stato approvato, ma poi questo decreto non venga trasmesso al Quirinale per l’emanazione, e – inoltre – emergano forti contrasti interni al Governo sul contenuto del decreto, che sembra ancora in bianco nella sua parte più importante.

Non c’è dunque da stupirsi se, ieri pomeriggio, il Quirinale ha diffuso una nota segnalando di non aver ricevuto nulla. Ciò prelude ad un possibile stop in sede di emanazione del decreto? È presto per dirlo, e la nebulosità della procedura finora seguita dal Governo non aiuta a fare pronostici. Certo il Presidente della Repubblica eserciterà appieno i suoi poteri di controllo e non è da escludere che possa bloccare tutto qualora riscontri vizi procedurali particolarmente gravi, come sarebbe la scrittura di un testo diverso da quello apparentemente deliberato dal Consiglio dei ministri.