[18-11-2010] L’Italia è in pericolo?

di Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale, Università Bocconi.

Proabilmente c’è di che preoccuparsi.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ancora una volta si è pronunciato pubblicamente sull’importanza di approvare in fretta la legge di stabilità finanziaria e sull’esigenza che la difesa dell’economia del Paese prevalga sul dibattito politico. Lo ha fatto ieri [17-11-2010] in una cerimonia al Quirinale, alla presenza del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Napolitano aveva già sottolineato questa necessità nei giorni scorsi.
Tutto regolare? Niente affatto.
Ad un’analisi delle norme e delle prassi costituzionali è piuttosto irrituale che il Presidente della Repubblica intervenga, e più volte, per sollecitare l’approvazione di una legge. Ancora più irrituale è che il Presidente cerchi, in qualche modo, di condizionare l’agenda parlamentare. Così Napolitano ha fatto, dichiarando che la legge di stabilità deve venire prima della crisi di governo. E così ha fatto convocando al Quirinale Fini e Schifani e concordando con loro la calendarizzazione della discussione sulla fiducia al governo.
A ben vedere, è proprio sulle leggi finanziarie che si misura di solito la tenuta di un governo. Decidere come spendere i soldi e come mettere mano alle tasche dei cittadini è di norma il banco di prova più difficile per una maggioranza politica.
Gli interventi di Napolitano, dunque, sembrano quasi volti all’approvazione di una legge finanziaria di unità nazionale. O, almeno, di una legge sulla quale la maggioranza, se ancora esiste, non può dividersi. Poi venga pure la crisi.
Gli appelli del Presidente della Repubblica sono del tutto condivisibili nella sostanza e, anzi, dimostrano ancora una volta il suo alto senso di responsabilità e la sua estraneità alla bagarre politica.
Le forme, invece, lasciano un po’ sorpresi. Perché questi interventi accorati nei lavori parlamentari? Perché poi, ieri, la previsione che serviranno altri gesti di responsabilità istituzionale? La risposta, probabilmente, è che non c’è da stare allegri: se il Presidente della Repubblica ha travalicato i suoi consueti limiti di intervento è – con ogni probabilità – perché sente vicino il pericolo della speculazione. Dopo l’Irlanda sarà la volta dell’Italia? Purtroppo, in questi casi, quando ci si accorge di quanto sta succedendo è già tardi.
Interventi preventivi, che allontanino il nostro Paese dalla tempesta, appaiono quanto mai provvidenziali. Certo, dal punto di vista prettamente teorico residua qualche perplessità, ma dal punto di vista sostanziale il Presidente ha mostrato coraggio e, soprattutto, la capacità di assicurare una guida seria alle istituzioni, altrimenti distratte dalle sirene (e sirenette).